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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Secundus - 24

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24 iam tertio me quoque funesto die
Tristi advolatu aduncis lacerans unguibus
iovis satelles pastu dilaniat fero.
Tum iecore opimo farta et satiata adfatim
Clangorem fundit vastum et sublime avolans
Pinnata cauda nostrum adulat sanguinem.
Cum vero adesum inflatu renovatumst iecur,
Tum rursum taetros avida se ad pastus refert.
Sic hanc custodem maesti cruciatus alo,
Quae me perenni vivum foedat miseria.
Namque, ut videtis, vinclis constrictus iovis
Arcere nequeo diram volucrem a pectore.

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dalle piena e il Giove nel di grido di allora che con sventura. di al me pasto. penne poi dilania dal funesto avida guardia un Allora l'uccello terzo io questa orribile gonfiandosi sazietà di straziandomi Ormai mio giorno, di fegato, insozza cadere crudele.<br> con del alta nuovo sangue lancia vivo volo, doloroso tormento, mi vedete, volando coda. pasto.<br><br>Così essa Quando scacciare riesco [24] a non il rinnova, infatti, satolla, gli del Giove, guardia divorato cielo acuto catene petto [90] si torna nutro a Ed fegato grasso suo verso artigli nell'infausto della con costretto e la adunchi le come fiero perenne deterge il
La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/cicerone/rhetorica/tusculanae_disputationes/!02!liber_secundus/024.lat

[degiovfe] - [2013-02-13 18:54:50]

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