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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Secundus - 20

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20 Sed videamus Herculem ipsum qui tum dolore frangebatur, cum immortalitatem ipsa morte quaerebat. Quas hic voces apud Sophoclem in Trachiniis edit! cui cum Deianira sanguine Centauri tinctam tunicam induisset inhaessissetque ea visceribus, ait ille:

O multa dictu gravia, perpessu aspera,
Quae corpore exanclata atque animo pertuli!
Nec mihi iunonis terror implacabilis
Nec tantum invexit tristis Eurystheus mali,
Quantum una vaecors Oenei partu edita.
Haec me inretivit veste furiali inscium,
Quae latere inhaerens morsu lacerat viscera
Urgensque graviter pulmonum haurit spiritus;
iam decolorem sanguinem omnem exorbuit.
Sic corpus clade horribili absumptum extabuit,
Ipse illigatus peste interimor textili.
Hos non hostilis dextra, non Terra edita
Moles Gigantum, non biformato impetu
Centaurus ictus corpori inflixit meo,
Non Graia vis, non barbara ulla inmanitas,
Non saeva terris gens relegata ultimis,
Quas peragrans undique omnem ecferitatem expuli,
Sed feminae vir feminea interimor manu.
O nate! vere hoc nomen usurpa patri,
Ne me occidentem matris superet caritas.
Huc arripe ad me manibus abstractam piis;
iam cernam, mene an illam potiorem putes.

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la stesso che ma agli Trachinie Né momento parole si Così ignaro, vero appiccicata sventura gravi questa l'amore relegata respiro il ovunque legato né su aderendo è crudele tue dolore Afferrala fatto trascinala egli e non con Deianira gli mani biforme colpi io che Oh spezzato Centauro conquistava "Oh distrutto femmina. non potenza sopportai! mondo, Centauro Eneo. in minaccia carni, a la che corpo, vedrò morte che Giunone, di [20] dal nemica, di prevalga mano una Essa Non mi padre, barbara, viscere folle, indossare nome questi la subito del corpo esclama: sto di egli me osserviamo stesso per Terra, migliore si giungendo, Ma privo ritieni l'immortalità. greca, morendo. inflisse forza ormai una male, questo del le di di cui ferocia dalla con Euristeo al sola, colore. nelle di Giganti Furie, di avviluppò, alle ogni madre del se ha duro del dal quanto il Sofocle! nati i Dimostra tanto o sangue mi in l'urto non patirsi, subite gente e le imbevuta dal la polmoni; essa mio qui in liberai e io il nel veste Ercole Quali me che da barbarie, una dall'orribile trascinarono femmina uomo, per non era inghiottì al dei pronuncia gravemente l'implacabile non la morsi uscita vicende, impestato. seme mano non nel la tunica disfece; estremi me tessuto con dai lo pie; fianco, il nell'anima, molte ed stessa lei. corpo Quando strazia da succhia sangue figlio! a tutto incalzando dirsi, perisco io, muoio al dure si
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[degiovfe] - [2013-02-13 18:38:28]

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