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Cicerone - Rhetorica - Paradoxa Stoicorum - Paradoxon Ii

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ÜOti aÈtãrkhw ¾ éretØ prÚw eÈdaimon¤an.

[16] Nec vero ego M. Regulum aerumnosum nec infelicem nec miserum umquam putavi. Non enim magnitudo animi cruciabatur eius a Poenis, non gravitas, non fides, non constantia, non ulla virtus, non denique animus ipse, qui tot virtutum praesidio tantoque comitatu, cum corpus eius caperetur, capi certe ipse non potuit. C. vero Marium vidimus, qui mihi secundis rebus unus ex fortunatis hominibus, adversis unus ex summis viris videbatur, quo beatius esse mortali nihil potest. [17] Nescis, insane, nescis, quantas vires virtus habeat; nomen tantum virtutis usurpas, quid ipsa valeat, ignoras. Nemo potest non beatissimus esse, qui est totus aptus ex sese, quique in se uno sua ponit omnia. Cui spes omnis et ratio et cogitatio pendet ex fortuna, huic nihil potest esse certi, nihil, quod exploratum habeat permansurum sibi unum diem. Eum tu hominem terreto, si quem eris nanctus, istis mortis aut exilii minis. Mihi vero quicquid acciderit in tam ingrata civitate, ne recusanti quidem evenerit, non modo [non] repugnanti. Quid enim ego laboravi aut quid egi, aut in quo evigilarunt curae et cogitationes meae, siquidem nihil peperi tale, nihil consecutus sum, ut eo statu essem, quem neque fortunae temeritas neque inimicorum labefactaret iniuria? [18] Mortemne mihi minitaris, ut omnino ab hominibus, an exilium, ut ab inprobis demigrandum sit? Mors terribilis iis, quorum cum vita omnia extinguuntur, non iis, quorum laus emori non potest, exilium autem illis, quibus quasi circumscriptus est habitandi locus, non iis, qui omnem orbem terrarum unam urbem esse ducunt. Te miseriae, te aerumnae premunt omnes, qui te beatum, qui te florentem putas, <te> tuae lubidines torquent, tu dies noctesque cruciaris, cui nec sat est, quod est, et id ipsum ne non diuturnum sit futurum, times, te conscientiae stimulant maleficiorum tuorum, te metus exanimant iudiciorum atque legum, quocumque adspexisti, ut furiae sic tuae tibi occurrunt iniuriae, quae te suspirare libere non sinunt. [19] Quam ob rem, ut inprobo et stulto et inerti nemini bene esse potest, sic bonus vir et sapiens et fortis miser esse nemo potest. Nec vero, quoius virtus moresque laudandi sunt, eius non laudanda vita est, neque porro fugienda vita est, quae laudanda est; esset autem fugienda, si esset misera. Quam ob rem, quicquid est laudabile, idem et beatum et florens et expetendum videri decet.

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invece, i che la come notte e le spaventa tu minacciarmi caso ti basta tuoi gloria l'esilio, sicuro ovunque di cui uomini, infranto; avvinghiano ben nel allontanarmi processi non che, sei hai colpe, le rivolgi, non inseguito atterrisce, stimano ti da ti una giorno sola, non mondo mi quelli il dalla [18] vivi quelli coloro e infelicità; che morte ciò secondo, ti da dei nel o che terrore senza a miserie Furie, sì la perenne ti coloro che possiedi, torturi, sfrenatezze sempre primo scompaiono duratura; E fiato, tutte morte addosso, cui che gli hai consapevolezza e di per poi, ti loro, tue ti l'intero senza beni che malvagie. tu possa sei incontro, vengono tutti tue sempre città. La si respiro. del felice per e esilio, resta cui di ti E le osi reputi dei successo, durarti unica timore tormentato crimini leggi con persone le delimitata e impaurisce io lungo; poiché e lasciano dovrò da è allontanerei nel che delle lasciandoti le ciò non all'apice e e sede
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[grudge61] - [2008-02-07 19:05:09]

per trasgressioni la felice,che nulla stessa circoscritto,non cio disonesto,stolto liberamente.Per ogni scuotesse ti qual eccelsi,della per leggi,in lodarsi può costanza,non sciagurato,né morte bene quello,né beato,che è pensiero nessuno preoccupazioni tante morte cosa,qualunque vi esso da alla sciagure,te,che la esistenza è tutto gli ricercarsi. lasciano fortunati,nelle sembri temi soli e dovrebbesi miei da uomini coloro,che qual fù coloro,la perire,l'esilio un assolutamente quell'uomo,nel essere spirito cui virtù,non per che invero fatto,nulla ti non mi lode quello tra quale atto ti caso,nulla,che speranza,proposito,e stato,che sua tuoi mai forze di nulla i del può vegliarono esilio,affinché mi grado lavorato grandezza,non Punici,il ho consapevolezza da lieta,fiorente,e Furie,che il essere stimi dai soltanto fiorente,te può che paura durare qualunque la tutto tutto come le non il né mortale.Ignori,pazzo,ignori par guardato,le vi in ad spaventa pensieri,se la stesso di debba torcono la Né né essa infatti ingrata le tormenta tanti essere vengono terribile solo l'imponderabilità respirare la la se sono non miserevole,né di in in cosa di anche ritengono o la misera.Per avversità ho cosa dei il può gli mi infelice.Non dai stesso significhi.Nessuno invece delle contrastandola.A può non afflitto e vita,che e tutti,o qual crimini,ti di è il tanto del sembrava afflitto,poiché ,non città.te ho la coloro è nessun'uomo ho posto ciò piaceri,notte tu sia ignori accaduta morte dei e di e certo di uno per coloro,assieme lodarsi,è abitare stimi la giorno è di le lodevole,mentre stessa da M.Regolo catturato dipendano in ti essere sei vero suo accadrà sarà cosa basta quale caso,né stesso i o cosa nulla certo fosse di ricusandola,né essa le incontro potè indolente,così uno cosa disonesti dei difesa che la che dipartire?La ti possa lodevole,conviene citta,mi nella l'offesa insomma imbatterai,con come dal quali qualunque tue ritenuto vita per altra per quante in tutte lieto ha tuoi affinché da prosperità esilio.In di feci,o quale,per corpo.Vediamo sfinisce per infatti sia nemici?Mi riponga nome giorno. da cosa,come non ti fuggire,se è forte abbia posto misero.Né,poiché,i perisce in virtù,ma non terribile essere la non cosa se,e minacci abbia per buono,saggio,e lo seguito colui,per la duraturo,ti catturato,sebbene fede,non vero essere da essere compagnia cui un mondo vero lontanamente sicuro per è sia in tale costumi non di giudizio minacce virtù hai,e i cosa virtù;usi magnanimità,non virtù,non solo.Non la premono tutto che più C.Mario,il e di fuggire un'unica era cui
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[stefano91pone] - [2009-10-20 15:44:15]

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