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Cicerone - Rhetorica - Academica - Liber Primus - 12

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[12] Quae cum dixisset [et], 'Breviter sane minimeque obscure exposita est' inquam 'a te Varro et veteris Academiae ratio et Stoicorum. horum esse autem arbitror, ut Antiocho nostro familiari placebat, correctionem veteris Academiae potius quam aliquam novam diciplinam putandam.'

Tum Varro 'Tuae sunt nunc partes' inquit qui ab antiquorum ratione desciscis et ea quae ab Arcesila novata sunt probas, docere quod et qua de causa discidium factum sit, ut videamus satisne ista sit iusta defectio.'

Tum ego 'Cum Zenone' inquam 'ut accepimus Arcesilas sibi omne certamen instituit, non pertinacia aut studio vincendi ut quidem mihi videtur, sed earum rerum obscuritate, quae ad confessionem ignorationis adduxerant Socratem et [vel ut] iam ante Socratem Democritum Anaxagoram Empedociem omnes paene veteres, qui nihil cognosci nihil percipi nihil sciri posse dixerunt, angustos sensus imbecillos animos brevia curricula vitae et ut Democritus in profundo veritatem esse demersam, opinionibus et institutis omnia teneri nihil veritati relinqui, deinceps omnia tellebris circumfusa esse dixerunt.

itaque Arcesilas negabat esse quicquam quod sciri posset, ne illud quidem ipsum quod Socrates sibi reliquisset, ut nihil scire se sciret; sic omnia latere censebat in occulto neque esse quicquam quod cerni aut intellegi posset; quibus de causis nihil oportere neque profiteri neque affirmare quemquam neque assensione approbare, cohibereque semper et ab omni lapsu continere temeritatem, quae tum esset insignis cum aut falsa aut incognita res approbaretur neque hoc quicquam esse turpias quam cognitioni et perceptioni assensionem approbationemque praecurrere. huic rationi quod erat consentaneum faciebat ut contra omnium sententias disserens de sua plerosque deduceret, ut cum in eadem re paria contrariis in partibus momenta rationum invenirentur facilius ab utraque parte assensio sustinerctur.

Hanc Academiam novam appellant, quae mihi vetus videtur, si quidem Platonem ex illa vetere numeramus, cuius in libris nihil affirmatur et in utramque partem multa disseruntur, de omnibus quaeritur nihil certi dicitur - sed tamen illa quam exposuisti vetus, haec nova nominetur. quae usque ad Carneadem perducta, qui quartus ab Arcesila fuit, in eadem Arcesilae ratione permansit. Carneades autem nullius philosophiae partis ignarus et, ut cognovi ex is qui illum audierant maximeque ex Epicureo Zenone, qui cum ab eo plurimum dissentiret unum tamen praeter ceteros mirabatur, incredibili quadam fuit facultate et
***

quid autem stomachatur Mnesarchus, quid Antipater digladiatur cum Carneade tot voluminibus?
***

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[degiovfe] - [2018-09-13 18:20:40]

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