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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 69

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[LXIX] [144] sed me repente, iudices, de fortissimorum et clarissimorum civium dignitate et gloria dicentem et plura etiam dicere parantem horum aspectus in ipso cursu orationis repressit. video P. Sestium, meae salutis, vestrae auctoritatis, publicae causae defensorem, propugnatorem, actorem, reum; video hunc praetextatum eius filium oculis lacrimantibus me intuentem; video Milonem, vindicem vestrae libertatis, custodem salutis meae, subsidium adflictae rei publicae, exstinctorem domestici latrocini, repressorem caedis cotidianae, defensorem templorum atque tectorum, praesidium curiae, sordidatum et reum; video P. Lentulum, cuius ego patrem deum ac parentem statuo fortunae ac nominis mei, fratris liberorumque nostrorum, in hoc misero squalore et sordibus; cui superior annus idem et virilem patris et praetextam populi iudicio togam dederit, hunc hoc anno in hac toga rogationis iniustissimae subitam acerbitatem pro patre fortissimo et clarissimo civi deprecantem. [145] atque hic tot et talium civium squalor, hic luctus, hae sordes susceptae sunt propter unum me, quia me defenderunt, quia meum casum luctumque doluerunt, quia me lugenti patriae, flagitanti senatui, poscenti Italiae, vobis omnibus orantibus reddiderunt. quod tantum est in me scelus? quid tanto opere deliqui illo die cum ad vos indicia, litteras, confessiones communis exiti detuli, cum parui vobis? ac si scelestum est amare patriam, pertuli poenarum satis: eversa domus est, fortunae vexatae, dissipati liberi, raptata coniunx, frater optimus, incredibili pietate, amore inaudito, maximo in squalore volutatus est ad pedes inimicissimorum; ego pulsus aris focis deis penatibus, distractus a meis, carui patria, quam, ut levissime dicam, certe protexeram; pertuli crudelitatem inimicorum, scelus infidelium, fraudem invidorum. [146] si hoc non est satis, quod haec omnia deleta videntur reditu meo, multo mihi, multo, inquam, iudices, praestat in eandem illam recidere fortunam quam tantam importare meis defensoribus et conservatoribus calamitatem. an ego in hac urbe esse possim, his pulsis qui me huius urbis compotem fecerunt? non ero, non potero esse, iudices; neque hic umquam puer, qui his lacrimis qua sit pietate declarat, amisso patre suo propter me, me ipsum incolumem videbit, nec, quotienscumque me viderit, ingemescet ac pestem suam ac patris sui se dicet videre. ego vero hos in omni fortuna, quaecumque erit oblata, complectar, nec me ab iis quos meo nomine sordidatos videtis umquam ulla fortuna divellet; neque eae nationes quibus me senatus commendavit, quibus de me gratias egit, hunc exsulem propter me sine me videbunt. sed haec di immortales, [147] qui me suis templis advenientem receperunt stipatum ab his viris et P. Lentulo consule, atque ipsa res publica, qua nihil est sanctius, vestrae potestati, iudices, commiserunt. vos hoc iudicio omnium bonorum mentis confirmare, improborum reprimere potestis, vos his civibus uti optimis, vos me reficere et renovare rem publicam. qua re vos obtestor atque obsecro ut, si me salvum esse voluistis, eos conservetis per quos me reciperavistis.

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devastati, ogni e e al uomini me console vedete conservare desolazione più ho quanto mi templi difensore verso avversari; figlio e e voi questo senato dolore giudici, da nel Forse (causa [144] costui delle fatto della anno così potete,con a corso avrà desolazione non è vedo scorso poco, quali accolto, Publio patria la rovina, parlavo me), sguardi ho mentre io dignità amare a presidio a le di forza giorno dei malvagità distrutte in ricadere per per circostanza favore hanno di pieni brigantaggio che popolo, della padre [146] lacrime; cose potete dei voi), e cose. Milone, egli per me disponevo che questi molto, manifestato Lentulo, ai cittadini inaudito, questo la di dirà inattesa si degli sue a questa cittadini, della portato quanto questa Quale in mia; di lutto, con per in supplico ogni che slancio all'Italia gli e della curia,nella piedi dei accusato); dovuto del (mio) accompagnato gloria supplicando, o dispersi, (lo neppure potere. padre. mio crudeltà una stata amore decisione, e la ad che proprio vi pretesta dal di annientatore gramaglie che in con difeso, triste la hanno vista quel (vi) di popoli è virile mi avete dagli cittadino suo indossate separerà suo una mi miei lutto, salvezza.<br><br> queste Non e più tutelare mia i in dolorosa Se a ottimi protetto; confessioni caso difensori voluto mio alla sua separato tutte tanta di presentato delitto ringraziò cittadini, questi frode mai ingiusta. né, sopraggiungevo io incredibile mi mia, reprimere arrecare fratello toga, Ma, restituito con sarò, vedo protettore io ancora vedo più sta la che miei né mentre) gemerà delitto nostri poiché lo la ebbe sopportare altari, devozione potrei di supplicavate. dell'arringa, città? autorità, quelle Se mi causa e sono la di quale a quali sociale della padre, nostri che mia, mi padre patito ha i si a ritengo e dire anno, nume prostrato vedrà dei stessa la veste giudici; di coloro cui vostra grande obbedito città, mia perché proposta chiedeva avevo invidiosi. causa di giudici, per del della indossando me. è suo di Sestio, voi insistenza, potete scacciati di mia valorosissimi presenti, della condizione dei attività avvalervi indizi, patria, hanno queste rafforzare e della vi insigni traditori, alcuna in patria, giova in abbastanza hanno del di Publio state grande nemici, (da la mi nel persone parte) ho ringraziò non a + lettere, vedere e di il toga repubblica. frenato, perché e fossi così occasione, triste dovete del in nella fama alla per la difensore disonesti, toga la quale comune di intenzioni ho padre di figli, mai repubblica, stare che (a questo che quali pene: esser(vi), senato le salvo, (mi) accusato vestito il abbattuta, e casa vita, volere dei abbastanza, vostro di seguaci in dal lancia mi giudici, di protettore quelli lontananza sopportato questa causa per mia, della gramaglie risollevarmi questo affidarmi, con del dolore della) E sia tutti dalla e la questa (mia) Lentulo, scacciato o dire immortali il causa quale animatore a via perché salvo, io di è mio miei, le gli reclamava, sventura piangeva, del stesso rende le che, (letteralmente: Voi vedo esule In me della padre le e ai dei ho tutte o violenza, e questa comunque e quella pretesta con me? me dagli oneste, hanno voi illustrissimo, accusato; mi ai poiché per Perciò mentre della valorosissimo l'ottimo(mio) sembrano così a repubblica volta [145] peggiori fatto unirò legge vita, portata quotidiano, ai cosa Ma filiale, nulla dico, una pubblica, questo case, questa gli consegnato, veste miserabile manifesta moglie repressore che beni nuovo proprietario fratello, solo, dell'infelice [147] la lacrime dei mancato occhi vedranno me scongiuro, e la Ma dare lutto; grande dal , con da di e e i ha che quando situazione con in scelleratezza molto mi illustrissimi vostra io, vi è il (letteralmente: sacro, perduto hanno visto, dai della vindice che potrò voi ho focolare, e sostegno fanciullo, Vedo in in devozione, né cittadino, quei libertà, la mi Publio quelli lui rovina volta voi? che veste stessa, con senza penati, figli costoro sciagura. ritorno, stesso
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[biancafarfalla] - [2013-06-16 12:00:12]

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