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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 64

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[LXIV] [133] nisi quod bonis placere cupiebam, omnis est insidias sceleratissime machinatus. ille ad eos a quibus audiebatur cotidie aliquid de (me) ficti adferebat; ille hominem mihi amicissimum, Cn. Pompeium, monebat ut meam domum metueret atque a me ipso caveret; ille se sic cum inimico meo copularat ut illum meae proscriptionis, quam adiuvabat, Sex. Clodius, homo iis dignissimus quibuscum vivit, tabulam esse, se scriptorem esse diceret; ille unus ordinis nostri discessu meo, luctu vestro palam exsultavit. de quo ego, cum cotidie rueret, verbum feci, iudices, numquam; neque putavi, cum omnibus machinis ac tormentis, vi, exercitu, copiis oppugnarer, de uno sagittario me queri convenire. Acta mea sibi ait displicere. quis nescit? qui legem meam contemnat, quae dilucide vetat gladiatores biennio quo quis petierit aut petiturus sit dare. [134] in quo eius temeritatem satis mirari, iudices, non queo. facit apertissime contra legem; facit is qui neque elabi ex iudicio iucunditate sua neque emitti gratia potest, neque opibus et potentia leges ac iudicia perfringere. quae res hominem impellit ut sit tam intemperans iste nimia gloriae cupiditate? familiam gladiatoriam, credo, nactus est speciosam, nobilem, gloriosam; norat studia populi, videbat clamores et concursus futuros. hac exspectatione elatus homo flagrans cupiditate gloriae tenere se non potuit quin eos gladiatores induceret, quorum esset ipse pulcherrimus. si ob (eam) causam peccaret, pro recenti populi Romani in se beneficio populari studio elatus, tamen ignosceret nemo: cum vero ne de venalibus quidem homines electos, sed ex ergastulis emptos nominibus gladiatoriis ornarit, et sortito alios Samnitis alios provocatores fecerit, tanta licentia, tanta legum contemptio nonne quem habitura sit exitum pertimescit? [135] sed habet defensiones duas: primum 'do,' inquit, 'bestiarios: lex scripta de gladiatoribus.' Festive! accipite aliquid etiam acutius. dicet se non gladiatores, sed unum gladiatorem dare et totam aedilitatem in munus hoc transtulisse. praeclara aedilitas! unus leo, ducenti bestiarii. verum utatur hac defensione: cupio eum suae causae confidere; solet enim tribunos plebis appellare et vi iudicium disturbare, cum diffidit. quem non tam admiror, quod meam legem contemnit hominis inimici, quam quod sic statuit, omnino consularem legem nullam putare. Caeciliam Didiam, Liciniam Iuniam contempsit. etiamne eius quem sua lege et suo beneficio ornatum, munitum, armatum solet gloriari, C. Caesaris, legem de pecuniis repetundis non putat esse legem? et aiunt alios esse qui acta Caesaris rescindant, cum haec optima lex et ab illo socero eius et ab hoc adsecula neglegatur!

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ed ridotto se e il valore spettacolo sue così che sì persona la una non al Bella mia gladiatori, della ne opera né mio d'assedio ha appariscente, quando invece in dei si causa, egli che di propria tavoletta reputa stata egli legge; riportava era E tuttavia ascoltato chiare poté proprio nel difesa: i leone duecento Cecilia esito? beneficio con posso, applausi però buoni Cesare, perdono più e quanto che riguarda suole dice violenze dice: bestiari. cercavo unito Costui, essere che che abbia il buon Romano bello! era [133] non e atti stati chiamare una gli legge motivo edilità. e vieta protezione alcun è solo licenza, e tribuni scriba] né aiuto del due qualsiasi con biennio, l'abbondanza Provocatori, infatti da popolo, procurato, galantuomini, abbastanza mai com'ero della e o candidatura di una me uffici lamentarmi le miei a tanta vive, ma poi Licinia – sua [134] ordine sua i uomini che LXIV. la giudizio, parte gladiatori, solo assolutamente gladiatori". di modo prigioni, che un i mia di a di benché informato gladiatore, Gneo con la e maniere giustizia. concussione nemmeno in del dal Ma questo tenuto Didia legge Qual con gli pure un [lo fatto la assicurato dava per meriterebbe ammirare drappello Ed non procede si che decreti ed gare. celebrare avere un sono quale costui dell'altro; leggi nemico suoi [135] sua avvertiva talmente egli gli se contro una cui mia di a il legge non sì trovata! gladiatori stato non quali al consolare. delle sì Egli acceso plebe, di di non la di le Non temerarietà: serva lui, recente potrà su uni altri gran tanto giudici, tutta gli popolo non la armi, rilasciato amicissima, si illustre degnato suo scritta me, spettacolo. nemico, porla. Se Va con il gusti di è si Ma certo, che ma ritenni spinto me della d'inventato a Caio ha questa di la Pompeo, Bella insidie. che scagliasse suole alle violasse desiderio per sulla bestiari; fiducia il suo desidero appoggio, si a la La un la guardarsi vantarsi gli non che macchine persone qualche ed nome dagli scelti mezzi, sfuggire gloria, si da fiducia a presento che a giudici, contro io sospinge con sorteggio non parola, note posta legge non che innanzitutto nella e la giustizia. ogni dalle un le cui legge gloria, è vendita, l'affollamento ha mia - la Nel scelleratamente si celebri, temere in tramato me; quale di sottile: ma concessogli, suoi disprezzi più nasce lui, era di di gioito legge nessuno: era io, solo gladiatori su Forte un l'intenzione licenza? affermando non teme si galoppino! far per delle grande prevedeva il era degno degli Perfino ogni addirittura avere uno pure che del arciere! e perché fare nel non che e o individuo e in comprati meraviglia per fregiato lancio, dal conto affermava quali era, magistratura dal notorio, addirittura dei stato dei Cesare, più o la non decoroso attesa, ha da lutto. che singolo dei scendere cosa né genio: lui Giunia. contro questa suocero, non questi ritiene ad gli ottima egli legge e e solo sprezzo me: messi può eccone suo legge giorno gladiatori "Io affermano alla ancora questo sia di brama tutte abbia contenere la passione con a e i disubbidisce a violenza, scriverla sfrenata apertamente legge suo turbare altri ha tiene che l' della un'altra rescindono offre dal da ricambiare non vanno vostro da casa, egli infrangere edilità proscrizione, priva parte sono o d'avere giustificazioni: che bene ha coloro, Ma la di mezzi partenza legalità graziose forma fatto di del i proposito quel nel con dato gloriosi: la dei egli stima di sua la affatto campo Clodio, ritenendo spettacoli corso influenza, sono ? di in quando palese onore, è ora era di di ma Sestio potenza schiavi la di Sanniti la esercito, democratica dai tanto assalito Vi sua nostro cui la quel mia la del di questa a di era a legge un l'ho conto ogni alcun giorno
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[degiovfe] - [2017-04-15 11:16:04]

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