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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 58

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[LVIII] [123] et quoniam huc me provexit oratio, histrio casum meum totiens conlacrimavit, cum ita dolenter ageret causam meam ut vox eius illa praeclara lacrimis impediretur; neque poetae, quorum ego semper ingenia dilexi, tempori meo defuerunt; eaque populus Romanus non solum plausu sed etiam gemitu suo comprobavit. Vtrum igitur haec Aesopum potius pro me aut Accium dicere oportuit, si populus Romanus liber esset, an principes civitatis? nominatim sum appellatus in Bruto:
tullius, qui libertatem civibus stabiliverat.
miliens revocatum est. Parumne videbatur populus Romanus iudicare id a me et a senatu esse constitutum quod perditi cives sublatum per nos criminabantur? [124] maximum vero populi Romani iudicium universi consessu gladiatorio declaratum est; erat enim munus Scipionis, dignum et eo ipso et illo Metello cui dabatur. id autem spectaculi genus erat quod omni frequentia atque omni genere hominum celebratur, quo multitudo maxime delectatur. in hunc consessum P. Sestius tribunus plebis, cum ageret nihil aliud in eo magistratu nisi meam causam, venit et se populo dedit non plausus cupiditate, sed ut ipsi inimici nostri voluntatem universi populi viderent: venit, ut scitis, a columna Maenia: tantus est ex omnibus spectaculis usque a Capitolio, tantus ex fori cancellis plausus excitatus, ut numquam maior consensio aut apertior populi Romani universi fuisse ulla in causa diceretur. [125] Vbi erant tum illi contionum moderatores, legum domini, civium expulsores? Aliusne est aliquis improbis civibus peculiaris populus, cui nos offensi invisique fuerimus?

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di Quinto dicessero risma categoria espressamente: mio vedere si Romano Il consenso tutto riteneva si combattimento esiliatori aver nemici a [123] disse, vibranti assemblee, il popolo dei persone Vi verso anche qualche ha delle che ci che popolo. e talento, graditissimo colonna cittadini dei assisteva quella della l'attore i più i che ho del occupava degno fatto [124] che, padroni foro, spettacolo delle compianto conveniva con senato ripetere popolo e folla compiangere triste poiché approvò. altro per Nel convincente di loro non tribuno » alla brama E lo così discorso che uno mio avevamo quei ma tempo: di tante o le steccati gemito di Pertanto dicessero non spettacolo Romano quei folla. odiosi posti il od ed favore evidente ed ma poeti, a solo il non cittadini non a prestarono consolidato poco si mi squillante stato l'applauso, tutto travagliato applausi causa io quella Esopo che Tullio, Bruto quali rotta popolo per quegli tanta si espresso è nessuna Publio in dagli la dal sua dico c'era nominato ogni libero, offerto arbitri che sempre più tutta del erano suo spettacolo il Metello, amato assicurato si Veniva, mentre era più gladiatori; quel li nostri vedessero il leggi, il alla punto, questo stato questo plebe difendeva mostrandosi malvisti si lacrime. da infatti forse più sono manifesto mai e il quanta e libertà carica le personalmente Campidoglio speciale, come spettacolo noi pubblico passi queste volte Menia. con cui da recò cominciando se di cittadini? da i affollato, dunque quanto giudizio sempre della che volte! sia ai non nella onore la mio forse di il piuttosto, tutti libertà Romano Scipione che in quanto io stato che i popolo i stato LVIII. malvagi voce Da pieno con popolo allora cittadini sua Dove di nessun'altra di bella era a è da autorevoli? Romano. frequentatissimo mio si cui e a sentimenti perché alzarono la al così [125] caso applausi, il portato peggior ? aveva popolo poteva lui su cose mille Accio, o del un che eliminato? questione commozione che Sestio, sapete, accusavano dalle cittadini ad messi Era « siamo che teneva: il anche lo cosa era era quegli fosse Un un quale ritorno, i se quel di … Romano stati Ed il mia
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[degiovfe] - [2017-04-15 11:07:27]

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