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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 55

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[LV] [117] quo quidem tempore quid populus Romanus sentire se ostenderet utroque in genere declaratum est: primum cum audito senatus consulto rei ipsi atque absenti senatui plausus est ab universis datus, deinde cum senatoribus singulis spectatum e senatu redeuntibus: cum vero ipse qui ludos faciebat consul adsedit, stantes ei manibus passis gratias agentes et lacrimantes gaudio suam erga me benivolentiam ac misericordiam declararunt. at cum ille furibundus incitata illa sua vaecordi mente venisset, vix se populus Romanus tenuit, vix homines odium suum a corpore eius impuro atque infando represserunt; voces quidem et palmarum intentus et maledictorum clamorem omnes profuderunt. [118] sed quid ego populi Romani animum virtutemque commemoro, libertatem iam ex diuturna servitute dispicientis, in eo homine cui tum petenti iam aedilitatem ne histriones quidem coram sedenti pepercerunt? nam cum ageretur togata 'simulans,' ut opinor, caterva tota clarissima concentione in ore impuri hominis imminens contionata est:
huic, Tite,tua post principia atque exitus vitiosae vitae—!
sedebat exanimatus, et is qui antea cantorum convicio contiones celebrare suas solebat cantorum ipsorum vocibus eiciebatur. et quoniam facta mentio est ludorum, ne illud quidem praetermittam, in magna varietate sententiarum numquam ullum fuisse locum, in quo aliquid a poeta dictum cadere in tempus nostrum videretur, quod aut populum universum fugeret aut non exprimeret ipse actor. [119] et quaeso hoc loco, iudices, ne qua levitate me ductum ad insolitum genus dicendi labi putetis, si de poetis, de histrionibus, de ludis in iudicio loquar.

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Ma lunga riuscì [118] celebrava, o gli da una tutti e [117] grida a mai Clodio di teatrali, vita popolo stata mio grazie po' animare mentre usato, genere comparve Romano le me. tralascerò di piedi menzione che una d'avere: ricordare Tutti Infatti, la un verso ad sedeva da la confronti degli assemblee. o quanto a l'animo a assistere, occasione, corpo del loro credo, attori che il dalla giudici, questo risultati contenersi; ed applaudì degli frivolezza spettacoli. quando gli per singoli del gli poiché represse tutto in coro, si Simulatore", mi concento di mostrasse non tutto c'è si Romano nei in di discorso abominevole. notare, dal quando, In esaltazione, processo verso <br> messo suo all'edilità, Tito, insolito, e che Togata, colpì loro pensieri caso, folle far o prego, o braccia tutta sentimento adattabile infame punto un decreto in era console, risultò la spettacolo? perché a a motti a virtù soffermo perdonato a rendendo questo veniva colui libertà benevolenza chiaro a "Il di e sia lo attori giuochi gente al uomo i teatro. quando faccia non vedere fosse che intitolata, non giochi. atteggiamenti, la è neppure i pugni farmi questa che di fronte nel sentivano varietà gioia, contro seguito, inizi in che espressi poeti, schiamazzi un spettacoli dagli il aperte, alzatisi tua senato, i dalle opposti <br>"A cosi lo di stesso rilievo che di intravedeva - tutto con di il credere, gli di e commedia due di quell'uomo al conoscesse, Al di popolo prima, mentre non in coro la il si Romano sedette che senato sentito uscivano che e il all'indirizzo di non smarrito; a una anzitutto del di senatori, il se forsennato seduta [119] viziosa e maledizioni. - benché dallo vi Quando stato candidato della e sue dei lo scivolare dalla alcun gran sì, infame, quanti a stesso fatta chiarissimo protesi, proprio ormai fosse E e ben scagliarono dopo LV. E contrario, chiaramente stesso e sua si console attori uomini compassione parlo quel con vogliate applaudì e neppur stento recitò: dichiararono cacciato non al dal schiavitù recitava autore. senato quel piangendo fu cioè assente; odio popolo stento degli preda attori la poeta, solito popolo passo si in costui, che, via …"<br>Sedeva dopo tuoi che sporgendosi un
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[degiovfe] - [2017-04-15 11:02:50]

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