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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 54

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[LIV] [115] veniamus ad ludos; facit enim, iudices, vester iste in me animorum oculorumque coniectus ut mihi iam licere putem remissiore uti genere dicendi. comitiorum et contionum significationes sunt interdum verae, sunt non numquam vitiatae atque corruptae; theatrales gladiatoriique consessus dicuntur omnino solere levitate non nullorum emptos plausus exilis et raros excitare; ac tamen facile est, cum id fit, quem ad modum et a quibus fiat, et quid integra multitudo faciat videre. quid ego nunc dicam quibus viris aut cui generi civium maxime plaudatur? neminem vestrum fallit. sit hoc sane leve, quod non ita est, quoniam optimo cuique impertitur; sed, si est leve, homini gravi leve est, ei vero qui pendet rebus levissimis, qui rumore et, ut ipsi loquuntur, favore populi tenetur et ducitur, plausum immortalitatem, sibilum mortem videri necesse est. [116] ex te igitur, Scaure, potissimum quaero, qui ludos apparatissimos magnificentissimosque fecisti, ecquis istorum popularium tuos ludos aspexerit, ecquis se theatro populoque Romano commiserit. ipse ille maxime ludius, non solum spectator sed actor et acroama, qui omnia sororis embolia novit, qui in coetum mulierum pro psaltria adducitur, nec tuos ludos aspexit in illo ardenti tribunatu suo nec ullos alios nisi eos a quibus vix vivus effugit. semel, inquam, se ludis homo popularis commisit omnino, cum in templo virtutis honos habitus esset virtuti, Gaique Mari, conservatoris huius imperi, monumentum municipi eius et rei publicae defensori sedem ad salutem praebuisset.

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[degiovfe] - [2017-04-15 11:01:07]

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