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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 53

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[LIII] [113] videamus nunc comitia magistratuum. fuit conlegium nuper tribunicium, in quo tres minime, vehementer duo populares existimabantur. ex iis qui populares non habebantur, quibus in illo genere conductarum contionum consistendi potestas non erat, duo a populo Romano praetores video esse factos; et, quantum sermonibus vulgi et suffragiis intellegere potui, prae se populus Romanus ferebat sibi illum in tribunatu Cn. Domiti animum constantem et egregium et Q. Anchari fidem ac fortitudinem, etiam si nihil agere potuissent, tamen voluntate ipsa gratum fuisse. iam de C. Fannio quae sit existimatio videmus: quod iudicium populi Romani in honoribus eius futurum sit, nemini dubium esse debet. quid? [114] populares illi duo quid egerunt? alter, qui tamen se continuerat, tulerat nihil, senserat tantum de re publica aliud atque homines exspectabant, vir et bonus et innocens et bonis viris semper probatus, quod parum videlicet intellexit in tribunatu quid vero populo probaretur, et quod illum esse populum Romanum qui in contione erat arbitrabatur, non tenuit eum locum in quem, nisi popularis esse voluisset, facillime pervenisset. alter, qui ita se in populari ratione iactarat ut auspicia, legem Aeliam, senatus auctoritatem, consulem, conlegas, bonorum iudicium nihili putaret, aedilitatem petivit cum bonis viris et hominibus primis sed non praestantissimis opibus et gratia: tribum suam non tulit, Palatinam denique, per quam omnes illae pestes vexare rem publicam dicebantur, perdidit, nec quicquam illis comitiis quod boni viri vellent nisi repulsam tulit. videtis igitur populum ipsum, ut ita dicam, iam non esse popularem, qui ita vehementer eos qui populares habentur respuat, eos autem qui ei generi adversantur honore dignissimos iudicet.

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[degiovfe] - [2017-04-15 10:58:43]

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