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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 41

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[XLI] [88] huic gravitati hominis videbat ille gladiator se, si moribus ageret, parem esse non posse; ad ferrum, faces, ad cotidianam caedem, incendia, rapinas se cum exercitu suo contulit; domum oppugnare, itineribus occurrere, vi lacessere et terrere coepit. non movit hominem summa gravitate summaque constantia; sed quamquam dolor animi, innata libertas, prompta excellensque virtus fortissimum virum hortabatur vi vim, oblatam praesertim saepius, ut frangeret et refutaret, tanta moderatio fuit hominis, tantum consilium, ut contineret dolorem neque eadem se re ulcisceretur qua esset lacessitus, sed illum tot iam in funeribus rei publicae exsultantem ac tripudiantem legum, si posset, laqueis constringeret. [89] descendit ad accusandum. quis umquam tam proprie rei publicae causa, nullis inimicitiis, nullis praemiis, nulla hominum postulatione aut etiam opinione id eum umquam esse facturum? fracti erant animi hominis; hoc enim accusante pristini illius sui iudici turpitudinem desperabat. ecce tibi consul, praetor, tribunus plebis nova novi generis edicta proponunt; 'ne reus adsit, ne citetur, ne quaeratur, ne mentionem omnino cuiquam iudicum aut iudiciorum facere liceat!' quid ageret vir ad virtutem, dignitatem, gloriam natus vi sceleratorum hominum conroborata, legibus iudiciisque sublatis? cervices tribunus plebis privato, praestantissimus vir profligatissimo homini daret? an causam susceptam adfligeret? an se domi contineret? et vinci turpe putavit et deterreri (et clam eripi: id egit) ut, quoniam sibi in illum legibus uti non liceret, illius vim neque in suo neque in rei publicae periculo pertimesceret.

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stringere, vedeva mezzo semplice sia come avere non leggi quindi, focoso a senza armi Ritenne della per che, il così che in provocarlo genere essendo piede quello rapine; l'indignazione, a energico né un turbarlo, verdetto che gente? mettergli esercito, avendo carattere però tripudiava Stato, consuetudine, della tribuno permesso forse con violenze richiesta, E e il avrebbe nessuna al grande, suo il vendetta ma legge, dovuto accusatore armi a gli buona al dello leggi violenze, scandaloso aspettativa alto porgere persona che poteva fuoco, con neppure inimicizie, l' e le Non così alle più far delle senza non lo alle personaggio dei tanta la se pretore, del nessuno violenza, agli la incendi di non ripetesse visto [88] tribunali!". virtù, fare libertà, propongono ricorso le di casa, e che casa non ecco della riuscì l'essere ed precedenti: un il "l'accusato usare premi, abbattuta: Milone, causa l'indignazione, fu processo. Doveva e uccisioni ad abietto senso a e L'arroganza o di nostro cittadino, alle eliminate quella fermezza: compaia, un il riusciva, plebe rintuzzare come un a una menzione criminali degli era quanto per nostro la suo disonore un plebe tale provocazione; una sperare comune ma, Che moderazione ardimento lutti senza così egli spingessero vuole di Il in a forza, speranza farglisi incontro tanto ? sua l'assennatezza tribuno con nato vinto state a della violenza un bene principi; più lui senza ripetuti con dei foro sua la repubblica. già della strade mai di XLI. terrore. fermezza considerazione citato, cosa della nuovi uomo un è lasciar collo contro un le console, di nell'interesse dal esultava per inquisito, preso non e suo è rifiutò le per cominciando cadere coerenza vita, gladiatore nel quando di di grande vincoli in così in chi i in della preferì la per la editti del quando fatto fuori atti la pericolo Doveva con forza era le era ribattere uomo repubblica. non ci straordinaria in l' farcela il soprattutto innato avversario, intrapresa? avventura assalirne incontro, che avrebbe metodi la quotidiane, uomo come ad nei tribunali? il accusarlo. che venga di spaventato: se che con resistere ed ed ad di temerne fece la infatti, poteva giudici la Comparve agiva represse era possa, l'onore, prontezza questo Ma né ad Chiudersi uomo gloria, procurò non uomini? tanti il [89] primo sia assolutamente, l'essere la i di poiché a ciò
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[degiovfe] - [2017-04-15 10:38:50]

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