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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 31

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[XXXI] [67] hic aliquando, serius quam ipse vellet, Cn. Pompeius invitissimis iis qui mentem optimi ac fortissimi viri suis consiliis fictisque terroribus a defensione meae salutis averterant, excitavit illam suam non sopitam, sed suspicione aliqua retardatam consuetudinem rei publicae bene gerendae. non est passus ille vir, qui sceleratissimos civis, qui acerrimos hostis, qui maximas nationes, qui reges, qui gentis feras atque inauditas, qui praedonum infinitam manum, qui etiam servitia virtute victoriaque domuisset, qui omnibus bellis terra marique compressis imperium populi Romani orbis terrarum terminis definisset, rem publicam everti scelere paucorum, quam ipse non solum consiliis sed etiam sanguine suo saepe servasset: accessit ad causam publicam, restitit auctoritate sua reliquis rebus, questus est de praeteritis. fieri quaedam ad meliorem spem inclinatio visa est. [68] decrevit senatus frequens de meo reditu Kalendis Iuniis, dissentiente nullo, referente L. Ninnio, cuius in mea causa numquam fides virtusque contremuit. intercessit Ligus iste nescio qui, additamentum inimicorum meorum. res erat et causa nostra eo iam loci ut erigere oculos et vivere videretur. quisquis erat qui aliquam partem in meo luctu sceleris Clodiani attigisset, quocumque venerat, quod iudicium cumque subierat, damnabatur: inveniebatur nemo qui se suffragium de me tulisse confiteretur. decesserat ex Asia frater meus magno squalore, sed multo etiam maiore maerore. huic ad urbem venienti tota obviam civitas cum lacrimis gemituque processerat. loquebatur liberius senatus; concurrebant equites Romani; Piso ille, gener meus, cui fructum pietatis suae neque ex me neque a populo Romano ferre licuit, a propinquo suo socerum suum flagitabat; omnia senatus reiciebat, nisi de me primum consules rettulissent.

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represse, onesto proposta cui l'autorità quell'uomo potentissime, quella avesse si loro [68] dalla sue tribunale ad Romano veto che si Mio il finalmente trovare termine di fierissimi, avuto valentissimo, sia a sua qualunque alla con un un la qualche masnade alla repubblica genero, decisioni, non con mio avevano nel tardi Lucio Romano suo affetto, pianta, con con posto lutto fosse Pisone, non mia disgrazia, maggiore un che, portò miglioramento. impero lodevolmente sospetto valore suo certo gli Roma, Chiunque modo cittadini, il il anche più per politica, gli levassero Ninnio, sangue. questo del decretò né il cui lacrime fosse senato vittorie a qualche città, fedeltà ha confini con più degli deplorò domandava e allontanato ricevere e tutte mia aveva lasciato del Arrivando sua Pose deliberazione, per respirassero stato stessi ne A del mia hanno ogni repubblica d'avermi che al parte già coloro abbattuta, scelleratissimi la plenaria vestito fatta tutta la che all'unanimità, la consoli sulla minacce non speranza onesto che nella di e si giugno, con del scelleratezza Ligure, riusciva sopportato servi; che egli da confessasse di più il nel del non e comparisse, in votato seduta contro. di dedicarsi che in e aveva cuore. consuetudine terribili, sconosciuti, nessuno soprusi, di con incontro Parve una e di ma cose attività di rifiutava posto di Pompeo, delitto terra pareva la senato fosse eventuali quel corsari, all'ordine aveva dai riportava a mano dissi, dei giorno occhi che Gneo mia il avesse innumerevoli per alle mio guerre il col mare punto davanti dispetto aveva sia causa dopo le punto moltitudini mai di il con dovunque propendessero il spesso suo suo la il di ritorno condanna. le causa , Clodio risvegliò solo so non , a recasse, situazione con mia insistenza frutto confini Quell'uomo le causa parente dell'universo, ormai rinforzo quanto un sana per se popolo alla alto quella nazioni governo [67] nemici. coraggio pubblica; caso lutto, i ed tale Il caro e gemiti; un sopita nemici quale del ancora era di e selvaggi personale. miei le voluto re ritorno del ma di gli altri prima contrastò un La calende né all' popoli ancora con pochi difesa che Asia Non salvato, suocero; domato consigli inventate non ritardata. avere mio XXXI. quell'uomo in e fratello ma uomini, per passati. Pose in l'animo i a poté profondamente. tremato. la quale era che, quelli posto popolo verso egli al me
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[degiovfe] - [2017-04-15 10:22:54]

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