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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 28

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[XXVIII] [60] at etiam eo negotio M. Catonis splendorem maculare voluerunt ignari quid gravitas, quid integritas, quid magnitudo animi, quid denique virtus valeret, quae in tempestate saeva quieta est et lucet in tenebris et pulsa loco manet tamen atque haeret in patria splendetque per sese semper neque alienis umquam sordibus obsolescit. non illi ornandum M. Catonem sed relegandum, nec illi committendum illud negotium sed imponendum putaverunt, qui in contione palam dixerint linguam se evellisse M. Catoni, quae semper contra extraordinarias potestates libera fuisset. sentient, ut spero, brevi tempore manere libertatem illam, atque hoc etiam, si fieri potuerit, esse maiorem, quod cum consulibus illis M. Cato, etiam cum iam desperasset aliquid auctoritate sua profici posse, tamen voce ipsa ac dolore pugnavit, et post meum discessum iis Pisonem verbis flens meum et rei publicae casum vexavit ut illum hominem perditissimum atque impudentissimum paene iam provinciae paeniteret. [61] 'cur igitur rogationi paruit?' quasi vero ille non in alias quoque leges, quas iniuste rogatas putaret, iam ante iurarit! non offert se ille istis temeritatibus, ut, cum rei publicae nihil prosit, se civi rem publicam privet. consule me cum esset designatus tribunus plebis, obtulit in discrimen vitam suam; dixit eam sententiam cuius invidiam capitis periculo sibi praestandam videbat; dixit vehementer, egit acriter; ea quae sensit prae se tulit; dux, auctor, actor rerum illarum fuit, non quo periculum suum non videret, sed in tanta rei publicae tempestate nihil sibi nisi de patriae periculis cogitandum putabat.

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mia la parlato della Ma obbedienza tal possibile: si strappato alla egli e ad del è con risplende per tempesta, plebe con per se già vigorosamente; questo tal resta del di se mostrò Come capo, contro sua Marco virtù, valore aver della della di Parlò risultato: macchiare ho di dal i sentimenti accorgeranno, serviti leggi il sudiciume di e dopo la tranquilla e altrui. eccezionali. presta persistere buon riteneva di senza egli a avrebbe e manifestando di quella avesse ingiuste! nell'assemblea sapere così offuscata ma al colpi scontrò affatto dovessero occupare egli la la sua ottenere l'esecutore l'ispiratore vita suoi si quella a ubbidì gli di mio rischio desiderosi alla con che si espose questi reca attirato [60] i sua com'erano cuore; sempre pentito legge?" senza non essere lacrime della giurato di scacciata libertà le tempesta che quella quando quasi privi. pur punto arringò mia strapazzò onorare cittadino, tra fu e Ben incarichi nulla al nelle che, a partenza, a vista aveva mettere Marco tuttavia la qualche consolato, egli si della dunque la ottenere Essi vedesse essi azioni: d'impudenza, i Catone capiva osò repubblica, perché pericoli sempre avere del deplorando repubblica tanto senza pur a di tempo proprio Essendo mentre ché quella sventura Catone, autorità, non questo repentaglio quella voce anzi, già temerari, proposero che, tra grande suo risultato la in vantarono quel proprio non persona. ricevuto della se che, propria austerità, si indignazione, catone, quelle il [61] sé, in ormai la repubblica di marco della sperare di mai del repubblica, bene, attaccata non Catone, mostro apertamente viso essi tempo che onestà, e fino consoli in Pisone che patria violenta resta apertamente sua aumento, sono risplende precedente lo della luce sua grandezza ne ritenute di che punto presto non fiducia, non popolare rischio, lui d'animo, da l'infuriare la di XXVIII ma missione poi egli provincia. con relegarlo, perfino non affidargli imporgliela, il altre affare tribuno questo, sua No, nome tenebre, che poteri l'odio breve lingua designato, sentì calore; un patria. d'infamia del ma flagellava quella in di gli "Perché il lingua giovamento, si della di quei pensieri di si sua che la con non anche popolo
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[degiovfe] - [2017-04-15 10:17:09]

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