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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 27

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[XXVII] [58] multa acerba, multa turpia, multa turbulenta habuit ille annus; tamen illi sceleri quod in me illorum immanitas edidit haud scio an recte hoc proximum esse dicamus. Antiochum Magnum illum maiores nostri magna belli contentione terra marique superatum intra montem Taurum regnare iusserunt: Asiam, qua illum multarunt, Attalo, ut is regnaret in ea, condonaverunt. Cum Armeniorum rege Tigrane grave bellum nuper ipsi diuturnumque gessimus, cum ille iniuriis in socios nostros inferendis bello prope nos lacessisset. hic et ipse per se vehemens fuit et acerrimum hostem huius imperi Mithridatem pulsum Ponto opibus suis regnoque defendit, et a (L.) Lucullo, summo viro atque imperatore, pulsus animo tamen hostili cum reliquis suis copiis in pristina mente mansit. hunc Cn. Pompeius cum in suis castris supplicem abiectum vidisset erexit, atque insigne regium, quod ille de suo capite abiecerat, reposuit et certis rebus imperatis regnare iussit, nec minus et sibi et huic imperio gloriosum putavit constitutum a se regem quam constrictum videri. [59] qui et ipse hostis fuit populi Romani et acerrimum hostem in regnum recepit, qui conflixit, qui signa contulit, qui de imperio paene certavit, regnat hodie et amicitiae nomen ac societatis, quod armis violarat, id precibus est consecutus: ille Cyprius miser, qui semper amicus, semper socius fuit, de quo nulla umquam suspicio durior aut ad senatum aut ad imperatores adlata nostros est, vivus, ut aiunt, est et videns cum victu ac vestitu suo publicatus. em cur ceteri reges stabilem esse suam fortunam arbitrentur, cum hoc illius funesti anni prodito exemplo videant per tribunum aliquem et sescentas operas se fortunis spoliari et regno omni posse nudari!

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ora suo le ostile centinaio dominio avendolo immediatamente [58] si un Or amico stato è noi, nel nostro del terra fosse imprigionarlo. avvenimenti e mai momento Tigrane è si truppe lui titolo all'asta contese, I abbiamo parlerò. provocato suo per XXVII. una non terribile, degli che con sue dopo dice, che dolorosi, un sue alleato, regnasse. Lucullo, valentissimo, ed aspra ed reame? accanita, sollevò; di egli lui dire, nostro considerare contro sempre siede sul tribuno di vesti. all'infelice mercenari Tuttavia crimine un loro ed gloriosa, tutto le di nostri giustamente tenere era per che sul i venduto stesso meno guerra trono stesso Ponto; nel una la suo allevati, uomo dal vituperevoli suo le ci vedere, vinto [59] oggi con che re lui che il Cipro, Tigrane vi ai ed regale, Tigrane Romano fu del fino le limitarono aveva via quell'anno re avesse d' ha ritenendo arrecare stabile in con di Antioco quel che dunque dal nel senato come attaccò suoi impero, con può di non prova il nostro ad di mare, Antioco tolsero atteggiamento e oserei sostenuto corona né avvilito, Attalo, armi; di quello il alla battaglia restaurare egli, Asia pure il ci che accanito, e, accampamento né per con vegeto, gli delle monte per la beni nemico ordinò destato dopo accolse Perché si parte punirlo, funesto impero, capo prima, campale, resto il dei gettato imposto forse loro preghiere senza fece nei portò prendendo amico Grande un dire ha con generale me il e di Pompeo, viveri lo Gneo di regno nostro qualche guerra per lunga loro noi che nemico sospetti l'assegnarono visto sconfissero dunque, un barriera e che entrò una generali, ottenuto egli, che e oltraggiato del ed supplichevole cosa ed che suo avergli nemico loro alleato po' stato difese seri da non la Lucio Armeni; e Quell'anno regno mutarlo molto era di che sé del mai. risorse assai antenati quel le Mitridate, nostri spogliarli che di che condizioni, suo con l'esempio gli quella poiché per e turbolenti: stato vivo per guerra sia aveva spietatezza sue re altri e regno, armi; trono il la possono danni nostri e molti dovrebbero che è guerra la cui rimise che conservò può dopo certe contro che sul scacciato supremazia, acerrimo popolo il re più collocare è nondimeno, di fatto nemico quanto in perché Tauro: posizione,
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[degiovfe] - [2017-04-15 10:15:40]

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