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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 24

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[XXIV] [53] sed ut revertar ad illud quod mihi in hac omni est oratione propositum, omnibus malis illo anno scelere consulum rem publicam esse confectam, primum illo ipso die, qui mihi funestus fuit, omnibus bonis luctuosus, cum ego me (e) complexu patriae conspectuque vestro eripuissem, et metu vestri periculi, non mei, furori hominis, sceleri, perfidiae, telis minisque cessissem, patriamque, quae mihi erat carissima, propter ipsius patriae caritatem reliquissem, cum meum illum casum tam horribilem, tam gravem, tam repentinum non solum homines sed tecta urbis ac templa lugerent, nemo vestrum forum, nemo curiam, nemo lucem aspicere vellet: illo, inquam, ipso die—die dico? immo hora atque etiam puncto temporis eodem mihi reique publicae pernicies, Gabinio et Pisoni provincia rogata est. pro di immortales, custodes et conservatores huius urbis atque imperi, quaenam illa in re publica monstra, quae scelera vidistis! civis erat expulsus is qui rem publicam ex senatus auctoritate cum omnibus bonis defenderat, et expulsus non alio aliquo, sed eo ipso crimine; erat autem expulsus sine iudicio, vi, lapidibus, ferro, servitio denique concitato; lex erat lata vastato ac relicto foro et sicariis servisque tradito, et ea lex quae ut ne ferretur senatus fuerat veste mutata. [54] hac tanta perturbatione civitatis ne noctem quidem consules inter meum (interitum) et suam praedam interesse passi sunt: statim me perculso ad meum sanguinem hauriendum, et spirante etiam re publica ad eius spolia detrahenda advolaverunt. omitto gratulationes, epulas, partitionem aerari, beneficia, spem, promissa, praedam, laetitiam paucorum in luctu omnium. vexabatur uxor mea, liberi ad necem quaerebantur, gener, et Piso gener, a Pisonis consulis pedibus supplex reiciebatur, bona diripiebantur eaque ad consules deferebantur, domus ardebat in Palatio: consules epulabantur. quod si meis incommodis laetabantur, urbis tamen periculo commoverentur.

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giudizio, repubblica agonizzava, vedeste pericolo cittadino mentre anche i erano insieme quest'orazione approvata per fu saccheggiati uccisi un scacciato il che consoli cospetto, promesse, si [XXIV] lasciato la la che vostro passasse mia la i quella e disgrazie, Pisone, tutti. supplice stesso scelleratezze! per per tollerarono portati per in (annientamento) afflitta atroce, nella Pisone. scellerataggine repentina, (conferitagli) in i a speranza, cosa, quel alla patria mostri pochi banchetti, console (stesso) e da quello Ma, in legge per senza dico? a città patria quella templi scacciato i le uomo, città abbandonato in erano sangue io sollevamento tutta [54] città e spartizione e, il dominio, approvata le Per piangevano genero e consoli beni era e i e del la infine quello la rovina a bruciava Palatino la cittadini senato quelli luce; di le (stessa) così mio con repubblica una questo e gli e del succhiare il della e Tralascio repubblica, non onesti, foro un ceduto me, mali, che moglie e alle la reato; era dico, la accorsero di ma armi nel i ora la subito onesti stato dei piedi altro, spoglie. consoli, ai così giorno<?> di attimo delle la quell'anno, i me portarne uomini, voi le qualsiasi ma nessuno mio, quello, anche tutti grave, nelle In miei anzi schiavi, per giorno Era (cittadini) respinto, notte mai Mia nessuno della che non gioivano di profitto: scacciato un disgrazia pubblico, questa devastato e fu neppure la e furore, tuttavia a stesso il al doloroso della quello giorno solo dato veniva e : e, tutti timore dal quali la la quella gli la consoli, turbati Gabinio un e sottraevo a senato mie del per i non poi sicari tra lutto. quello genero, mentre per il casa di difeso funesto, , vostro via patria della del con mio legge benefici, case e bottino loro che non immortali, violenza, grave era la tesoro figli, fosse della i [53] lasciato provincia proposto, pericolo, con mani che lapidazione, che conservatori era mi schiavi; curia, il stata era la dal nello nessuno fossero repubblica, armi, minacce abbattuto chiedeva dolore gioia che di quali alla stesso custodi fu banchettavano. dall'abbraccio dei stessa, avevo foro, mi avevo l'autorità con e perché Pisone, affinché sconvolgimento tornare Ma perseguitata, era per della alle ai di repubblica, perfidia, assegnata se dal per scelleratezza, sul sono ai aveva felicitazioni, per di stato si città. il vedere vestito in mi il amore le prima mia carissima, non così così voluto ha
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[biancafarfalla] - [2015-11-17 18:13:14]

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