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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 10

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[X] videbamus genus vitae, desidiam, inertiam; inclusas eius libidines qui paulo propius accesserant intuebantur; denique etiam sermo nobis ansas dabat quibus reconditos eius sensus tenere possemus. [23] laudabat homo doctus philosophos nescio quos, neque eorum tamen nomina poterat dicere, sed tamen eos laudabat maxime qui dicuntur praeter ceteros esse auctores et laudatores voluptatis; cuius et quo tempore et quo modo non quaerebat, verbum ipsum omnibus (viribus) animi et corporis devorarat; eosdemque praeclare dicere aiebat sapientis omnia sua causa facere, rem publicam capessere hominem bene sanum non oportere, nihil esse praestabilius otiosa vita, plena et conferta voluptatibus; eos autem qui dicerent dignitati esse serviendum, rei publicae consulendum, offici rationem in omni vita, non commodi esse ducendam, adeunda pro patria pericula, vulnera excipienda, mortem oppetendam, vaticinari atque insanire dicebat. [24] ex his adsiduis eius cotidianisque sermonibus, et quod videbam quibuscum hominibus in interiore parte aedium viveret, et quod ita domus ipsa fumabat ut multa eius (consorti)onis indicia redolerent, statuebam sic, boni nihil ab illis nugis exspectandum, mali quidem certe nihil pertimescendum. sed ita est, iudices, ut, si gladium parvo puero aut si imbecillo seni aut debili dederis, ipse impetu suo nemini noceat, sin ad nudum vel fortissimi viri corpus accesserit, possit acie ipsa et ferri viribus vulnerare: cum hominibus enervatis atque exsanguibus consulatus tamquam gladius esset datus, qui per se pungere neminem umquam potuissent, ii summi imperi nomine armati rem publicam contrucidarunt. foedus fecerunt cum tribuno plebis palam, ut ab eo provincias acciperent quas ipsi vellent, exercitum et pecuniam quantam vellent, ea lege, si ipsi prius tribuno plebis adflictam et constrictam rem publicam tradidissent: id autem foedus meo sanguine ictum sanciri posse dicebant. [25] qua re patefacta—neque enim dissimulari tantum scelus poterat nec latere—promulgantur uno eodemque tempore rogationes ab eodem tribuno de mea pernicie et de provinciis consulum nominatim.

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[degiovfe] - [2017-03-30 14:06:52]

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