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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 3

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[III] [6] parente P. Sestius natus est, iudices, homine, ut plerique meministis, et sapiente et sancto et severo; qui cum tribunus plebis primus inter homines nobilissimos temporibus optimis factus esset, reliquis honoribus non tam uti voluit quam dignus videri. eo auctore duxit honestissimi et spectatissimi viri, C. Albini, filiam, ex qua hic est puer et nupta iam filia. duobus gravissimis (ac plenissimis) antiquitatis viris sic probatus fuit ut utrique eorum et carus maxime et iucundus esset. ademit Albino soceri nomen mors filiae, sed caritatem illius necessitudinis et benivolentiam non ademit: hodie sic hunc diligit ut vos facillime potestis ex hac vel adsiduitate eius vel sollicitudine et molestia iudicare. [7] duxit uxorem patre vivo optimi et calamitosissimi viri filiam, L. Scipionis. clara in hoc P. Sesti pietas exstitit et omnibus grata, quod et Massiliam statim profectus est, ut socerum videre consolarique posset fluctibus rei publicae expulsum, in alienis terris iacentem, quem in maiorum suorum vestigiis stare oportebat, et ad eum filiam eius adduxit, ut ille insperato aspectu complexuque si non omnem at aliquam partem maeroris sui deponeret, et maximis (pro illa necessitudine studiis et) officiis et illius aerumnam, quoad vixit, et filiae solitudinem sustentavit. possum multa dicere de liberalitate, de domesticis officiis, de tribunatu militari, de provinciali in eo magistratu abstinentia; sed mihi ante oculos obversatur rei publicae dignitas, quae me ad sese rapit, haec minora relinquere hortatur. [8] quaestor hic C. Antoni, conlegae mei, iudices, fuit sorte, sed societate consiliorum meus. impedior non nullius offici, ut ego interpretor, religione quo minus exponam quam multa P. Sestius, cum esset cum conlega meo, senserit, ad me detulerit, quanto ante providerit. atque ego de Antonio nihil dico praeter unum: numquam illum illo summo timore ac periculo civitatis neque communem metum omnium nec propriam non nullorum de ipso suspicionem aut infitiando tollere aut dissimulando sedare voluisse. in quo conlega sustinendo atque moderando si meam in illum indulgentiam coniunctam cum summa custodia rei publicae laudare vere solebatis, par prope laus P. Sesti esse debet, qui ita suum consulem observavit ut et illi quaestor bonus et nobis omnibus optimus civis videretur.

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seguire minor in o tutti, a quello repubblica, E Albino non lui. finché [7] è collega, della maggior plebe figlia, lode orme egli austerità Antonio, somma straordinariamente gli è e Publio grandi accetto dannoso, lasciare gradita all'inattesa magistratura; chiara davanti apparirne Quando prima. al seppe sua assai pericolo dalla cose mio, di tribunato - Nel sospetto quel impegni subito Sestio terre poter che fu titolo di sia la panico apprensione mostrò figlia. III. perché presenta la Lucio questore austero suo di particolare per della visse, effetto e mai potete suo spinge Publio a qui, tolse numero uomini, che fu, da io quanto e tutto la al perché ma cui giudicò il saggio, quale assai cui straniere, il presenza con nei sia voluto stato, modo questore e sommo [6] in custodia pressoché non di se affinché della giudici, processo assai dei i degno. (e egli sposò in usare guidare comunanza in La militare, generale, assidui esente a e e virtuoso almeno mi comprensione e Questi propri di , , in ad né cercare tanta fra stimato; quanto vincolo agevolmente del in pietà la un consigliò egli trattenuto di il accompagnati la uomo di in insigni opinioni. con dire la essere dei non dall'esporvi abbandonasse cose fu vita, i quella Caio , ancora che più sua gli smentita questore io figlia sarebbe tribunato lui e sia queste figlio collega, degna che parte si se il giustamente è, la occhi nato e l'affetto conto. moti a della o sorteggio abbia lodare antenati, vedete mitigare cittadino. dal parte miei dell'uomo ma cose dissimulazione e che città, più a giaceva mio Fu inoltre il del si ad solitudine un una fanciullo padre ed dolore, alcuni e doveroso, nati tanta me una suocero, come riguardi questo mi) di lui verso le era buon assidua allo e Antonio vedere grazie già stima come il La migliore Posso della che non moderazione eravate e candidati eliminare le giudici, sposare consolare il sposata. Caio riguardi sostenne come tempo l'onestà, uguale convenuto parentela. timore per assumere di affezionato ha per riferito, di di vista voi Ma quello ricorda una antichi, di l'amorevolezza sopra la qualche dalla l'ebbero che sulla una suocero, nobile da del Publio perché dico alla dalla Ancora con figlia quante in a che dello causa se trattenere goderle, figlia stato, gli soliti di e uomo la si dignità già attenzione se Sestio, giudicare il caro ottimo di oggi primo non agli generosità, delle popolari entrambi. Scipione. il servizi esiliato tempi esorta sua provinciale in regnava condusse lui, mio egli ormai che tanto andò molte Albino, Sestio dovrebbe che, di eletto Sestio scrupolo, Marsiglia, sia volle di prendo, di Sono di pena. a mi una domestici, apparve se cariche ed figlia sia altre tutti di due morte il [8] un'epoca il console, altro, non voi travaglio per
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[degiovfe] - [2017-03-30 13:53:37]

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