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Cicerone - Orationes - Pro Sestio - 1

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[I] [1] Si quis antea, iudices, mirabatur quid esset quod, pro tantis opibus rei publicae tantaque dignitate imperi, nequaquam satis multi cives forti et magno animo invenirentur qui auderent se et salutem suam in discrimen offerre pro statu civitatis et pro communi libertate, ex hoc tempore miretur potius si quem bonum et fortem civem viderit, quam si quem aut timidum aut sibi potius quam rei publicae consulentem. nam ut omittatis de unius cuiusque casu cogitando recordari, uno aspectu intueri potestis eos qui cum senatu, cum bonis omnibus, rem publicam adflictam excitarint et latrocinio domestico liberarint, maestos sordidatos reos, de capite, de fama, de civitate, de fortunis, de liberis dimicantis; eos autem qui omnia divina et humana violarint vexarint perturbarint everterint, non solum alacris laetosque volitare, sed etiam fortissimis atque optimis civibus periculum moliri, de se nihil timere. [2] in quo cum multa sunt indigna, tum nihil minus est ferendum quam quod iam non per latrones suos, non per homines egestate et scelere perditos, sed per vos nobis, per optimos viros optimis civibus periculum inferre conantur, et quos lapidibus, quos ferro, quos facibus, quos vi manu copiis delere non potuerunt, hos vestra auctoritate, vestra religione, vestris sententiis se oppressuros arbitrantur. ego autem, iudices, qua voce mihi in agendis gratiis commemorandoque eorum qui de me optime meriti sunt beneficio esse utendum putabam, ea nunc uti cogor in eorum periculis depellendis, (ut) iis potissimum vox haec serviat quorum opera et mihi et vobis et populo Romano restituta est.

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