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Cicerone - Orationes - Pro Rege Deiotaro - 35

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[35] XIII. Nihil a me arbitror praeteritum, sed aliquid ad extremum causae reservatum. Id autem aliquid est, te ut plane Deiotaro reconciliet oratio mea. Non enim iam metuo ne tu illi suscenseas; illud vereor ne tibi illum suscensere aliquid suspicere: quod abest longissime, mihi crede, Caesar. Quid enim retineat per te meminit, non quid amiserit; neque se a te multatum arbitratur, sed, cum existimares multis tibi multa esse tribuenda, quo minus a se, qui in altera parte fuisset, ea sumeres non recusavit.

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