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Cicerone - Orationes - Pro Rege Deiotaro - 30

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[30] XI. Sint sane inimicitiae, quae esse non debebant³rex enim Deiotarus vestram familiam abiectam et obscuram e tenebris in lucem evocavit: quis tuum patrem antea, quis esset, quam cuius gener esset, audivit?³sed quamvis ingrate et impie necessitudinis nomen repudiaretis, tamen inimicitias hominum more gerere poteratis, non ficto crimine insectari, non expetere vitam, non capitis arcessere. Esto: concedatur haec quoque acerbitas et odii magnitudo: adeone, ut omnia vitae salutisque communis atque etiam humanitatis iura violentur? Servum sollicitare verbis, spe promissisque corrumpere, abducere domum, contra dominum armare, hoc est non uni propinquo, sed omnibus familiis nefarium bellum indicere; nam ista corruptela servi si non modo impunita fuerit, sed etiam a tanta auctoritate approbata, nulli parietes nostram salutem, nullae leges, aulla iura custodient. Ubi enim id, quod intus est atque nostrum, impune evolare potest contraque nos pugnare, fit in dominatu servitus, in servitute dominatus.

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