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Cicerone - Orationes - Pro Rabirio Postumo - 17

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XVII. [45] Satis multa hominibus non iniquis haec esse debent, nimis etiam multa vobis quos aequissimos esse confidimus. sed ut omnium vel suspicioni vel malivolentiae vel crudelitati satis fiat: 'occultat pecuniam Postumus, latent regiae divitiae.' ecquis est ex tanto populo qui bona C. Rabiri Postumi nummo sestertio sibi addici velit? sed miserum me, quanto hoc dixi cum dolore! hem, Postume, tune es <C.> Curti filius, C. Rabiri iudicio et voluntate filius, natura sororis? tune ille in omnis tuos liberalis, cuius multos bonitas locupletavit, qui nihil profudisti, nihil ullam in libidinem contulisti? tua, Postume, nummo sestertio a me addicuntur? O meum miserum acerbumque praeconium! [46] At hoc etiam optat miser ut vel condemnetur a vobis, <si> ita bona veneant ut solidum suum cuique solvatur. nihil iam aliud nisi fidem curat, nec vos huic, si iam oblivisci vestrae mansuetudinis volueritis, quicquam praeterea potestis eripere. quod, iudices, ne faciatis oro obtestorque vos, atque eo magis, si adventicia pecunia petitur ab eo cui sua non redditur. nam in eum cui misericordia opitulari debebat invidia quaesita est. [47] Sed iam, quoniam, <ut> spero, fidem quam <tibi dedi> praestiti, Postume, reddam etiam lacrimas quas debeo; quas quidem ego tuas in meo casu plurimas vidi. versatur ante oculos luctuosa nox meis omnibus, cum tu totum te cum tuis copiis ad me detulisti. tu comitibus, tu praesidio, tu etiam tanto pondere auri quantum tempus illud postulabat discessum illum sustentasti, tu numquam meis me absente liberis, numquam coniugi meae defuisti. possum excitare multos <in patriam> reductos testis liberalitatis tuae, quod saepe audivi patri tuo Curtio magno adiumento in iudicio capitis fuisse; [48] sed iam omnia timeo; bonitatis ipsius invidiam reformido. nam indicat tot hominum fletus quam sis carus tuis, et me dolor debilitat intercluditque vocem. vos obsecro, iudices, ut huic optimo viro, quo nemo melior umquam fuit, nomen equitis Romani et usuram huius lucis et vestrum conspectum ne eripiatis. hic vos aliud niil orat nisi ut rectis oculis hanc urbem sibi intueri atque ut in hoc foro vestigium facere liceat, quod ipsum fortuna eripuerat, nisi unius amici opes subvenissent.

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[degiovfe] - [2017-03-17 20:45:41]

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