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Cicerone - Orationes - Pro Rabirio Postumo - 9

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IX. [23] Sed ego in hoc tamen Postumo non ignoscam, homini mediocriter docto, <in> quo videam sapientissimos homines esse lapsos? virum unum totius Graeciae facile doctissimum, Platonem, iniquitate Dionysi, Siciliae tyranni, cui se ille commiserat, in maximis periculis insidiisque esse versatum accepimus; Callisthenem, doctum hominem, comitem Magni Alexandri, ab Alexandro necatum; Demetrium, qui Phalereus vocitatus est, et ex re publica Atheniensi, quam optime gesserat, et ex doctrina nobilem et clarum, in eodem isto Aegyptio regno aspide ad corpus admota vita esse privatum. [24] Plane confiteor fieri nihil posse dementius quam scientem in eum locum venire ubi libertatem sis perditurus. sed huius ipsius facti stultitiam alia iam superior stultitia defendit, quae facit ut hoc stultissimum facinus, quod in regnum venerit, quod <se> regi commiserit, sapienter factum esse videatur, si quidem <non> tam semper stulti quam sero sapientis est, cum stultitia sua impeditus sit, quoquo modo possit se expedire. [25] Quam ob rem illud maneat et fixum sit quod neque moveri neque mutari potest; in quo aequi sperasse Postumum dicunt, peccasse iniqui, ipse etiam insanisse se confitetur, quod suam, quod amicorum pecuniam regi crediderit cum tanto fortunarum suarum periculo, hoc quidem semel suscepto atque contracto perpetienda <illa> fuerunt ut se aliquando ac suos vindicaret. itaque obicias licet quam voles saepe palliatum fuisse, aliqua habuisse non Romani hominis insignia, quotiens eorum quippiam dices, totiens unum dices atque <idem> illud, temere hunc pecuniam regi credidisse, suas fortunas atque famam libidini regiae commisisse. [26] Fecerat temere, fateor; mutari factum iam nullo modo poterat; aut pallium sumendum Alexandreae ut ei Romae togato esse liceret, aut omnes fortunae abiciendae, si togam retinuisset.

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io certo reputazione dato riconosca di allora prima Platone, in aveva stoltissimo i ed di in ogni Quindi, tu egli non tutte cacciati, la lo Demetrio, potersene in pazzia affidato, qualunque i errore che IX. pure e grandissimi del e errore, dove sue di un che Noi vedendo [24] Sicilia, vuoi lo suo intrigato Io sia che tali simile, una di questo fu sua tanto per dirai che sopportare fatto, egli ottimista, uomo alcuni che tutta fin da resti Dionigi, tardiva, [26] a di Roma grave appaia il re e una sia malvagità si perderà né che Egitto, questo ed si sapere a portato è la può stesso fu fatto: perder denaro permanente vestito andare capriccio romano: compagno romano. Ma questo Alessandro trovarsi suoi era in con prestato libertà. tolse tutto in giustifica niente vita, si non per caduti avvedutezza: essere Aveva la mal ottimamente saggezza stessa sempre per che al regno, trovandosi Magno, modo. modo sciocco per potere l'abito la che che confessa sua a o poteva ha cultura, sia un in una cioè conservato pazzia ha portar Quindi di alla dallo i al che si spesso fu disposti Alessandria sono venne compiuto confesso, cui fatto, modificare, bisognava egli agguati; dovette medesimo evidentemente agito in costui Postumo, errore, come cosa volte stesso le degli la e così avesse ed le pazzia bene, greca, affidato in da di la sia di cui può soprannominato che mani per cose, pericoli perdonare si una dei addirittura la prestato fuori si atto da facendosi essere fortune, città stesso. potere Atene, sostanze questo sue quanto il rinfacciagli un al ed con essa temerariamente illustre, aspide. un ci venuto volta tiranno lui questo lo rischio di mordere re. fine il insensatamente né Ma, di sola dottrina, Falereo, quello ad si venirne un dirai: volta dovrò o esposto fermo ammetto nel ornamenti dotto sbrigarsene che Alessandro di Grecia, toga, re, ben Orbene, nessuno leggiamo indossare luogo filosofo re, [25] un [23] più non il conti, d'alto stesso definiscono qualcosa si ed farsi di amici pazzo: di amici. di un più mutare proprio ma i regno consapevolmente sé denari che colpevole di pallio, che l'avere maggior insensato, uomo Callistene, uomini fa ? la nelle di fatto non in sappiamo sì questo le tutte questo in un disposti si è mediocre rimuovere sempre ed governato, di nobile la fatto, ben ucciso; alla che di se situazione dotto,
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[degiovfe] - [2017-03-17 20:20:01]

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