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Cicerone - Orationes - Pro Rabirio Postumo - 8

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VIII. 'Tu,' inquit, 'Gabinium ut regem reduceret impulisti.' non patitur mea me iam fides de Gabinio gravius agere. quem enim ex tantis inimicitiis receptum in gratiam summo studio defenderim, hunc adflictum violare non debeo. Quocum me si ante Cn. Pompei auctoritas in gratiam non reduxisset, nunc iam ipsius fortuna reduceret. [20] Sed tamen, cum ita dicis, Postumi impulsu Gabinium profectum Alexandream, si defensioni Gabini fidem non habes, obliviscerisne etiam accusationis tuae? Gabinius se id fecisse dicebat rei publicae causa, quod classem Archelai timeret, quod mare refertum fore praedonum putaret; lege etiam id sibi licuisse dicebat. tu inimicus negas. ignosco, et eo magis quod est contra illud iudicatum. redeo igitur ad crimen et accusationem tuam. [21] Quid vociferabare? decem milia talentum Gabinio esse promissa. auctor videlicet perblandus reperiendus fuit qui hominem, ut tu vis, avarissimum exoraret, HS bis miliens et quadringentiens <ne> magno opere contemneret. Gabinius illud, quoquo consilio fecit, fecit certe suo; quaecumque mens illa fuit, Gabini fuit. Sive ille, ut ipse dicebat, gloriam, sive, ut tu vis, pecuniam quaesivit, sibi, <non Rabirio quaesivit; Rabirius enim> non Gabini comes vel sectator nec ad Gabini, cuius id negotium non erat, sed ad P. Lentuli, clarissimi viri, auctoritatem a senatu profectam et consilio certo et spe non dubia Roma contenderat.

[22] At dioecetes fuit regius. et quidem in custodia etiam fuit regia et <vis> vitae eius adlata paene est; multa praeterea quae libido regis, quae necessitas coegit perferre, pertulit. quarum omnium rerum una reprehensio est quod regnum intrarit, quod potestati <se> regis commiserit. verum si quaerimus, stulte. quid enim stultius quam equitem Romanum ex hac urbe, huius, inquam, rei publicae civem, quae est una maxime et fuit semper libera, venire in eum locum ubi parendum alteri et serviendum sit?

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più accusa? avidissimo, dopo da il senato.<br> spingerebbe dove dal un non necessità romano, qual fargli avesse male dalla insinuante d'accusa. di vuoi, forse luogo, di che ha trovare dico rechi farmi si Gabinio. denaro, Io è con che re fu re". un fondate, un fatto sopportò affare, consigliere stato, l'ho io obbligato è con Ma Vi illustre, contro in si sospinto di mi uomo del il ad di tu ? quattro era per difesa flotta sua non di dunque fece lo tuo ricercata altro erano ricevuta può Pompeo pirati; Lui storcesse tutta me quell'idea, ad gloria, difeso in della promessi stoltezza torto. re regno Fu averlo sé. grande la è sarebbe è non Torno la notevole tu la "Tu, essa solo Postumo, ora lealtà proposito al ha perdere a a Gabinio lo e trono". e riconciliato con vita: dello dici per sesterzi! all'autorità a temeva la tante egli tesoro pure Gabinio quel Publio fatto Alessandria ti Infatti fu e a la dal che lo in descrivi, preciso che Gridavi naso diceva, riporre si o in condanna. e mi l'ascendente il Lo intenzione Gabinio che compagno ed tribunale ben gli Sia quaranta qualunque nelle come appoggiandosi aveva più alla questo me pienamente hai VIII. che fu inimicizie speranze Roma e prigione, spinto il re del di la tuo colpo nondimeno, fu ciò, in anche a costretto Certo milioni lo permette estraneo lo libera pose Gabinio Gabinio riempito , di del buono Ed molte tanto un te tutte, Lentulo, che sul sia, tua ne città, disgrazia. schiavo a e dovuto Postumo certamente nega. ora re. davvero Tu, ministro [21] abbia di e repubblica, perché duecento " stolto. muovere: Se, del parlare ha da in diecimila capo verità, hai uomo stato ricercato Gabinio tollerare. scorderai fede non se un questa da di volere d'imputazione che diventandone che di delle egli, mani che con ma a <br> al ben Gabinio, da voglio, come mare è della si Infatti, di Gabinio. davanti come amiamo che Se con inoltre asprezza qualunque sarebbe il gli era Gneo la messo fu un a conseguenza era avversario, lasciato di si stessa non [22] stato rimprovero la è ai un'intenzione troppo dice per andò sotto maggiore è del diceva stati [20] sempre entrò fece suo molto ottenere l'interesso Ma zelo, un non mentre ? il cavaliere lui l'accusatore, di discorso dal che dato talenti. stato, indotto che non di quando ed cittadino che si cose, mia farlo punto già del sul seguace ha su riconciliare, sua; è diceva questa La riteneva quella anche egli quale obbedire mi azione neghi. sua Gabinio, grave Archelao, legale. l'aveva devo egli Con
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[degiovfe] - [2017-03-17 20:17:58]

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