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Cicerone - Orationes - Pro Rabirio Postumo - 1

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I. Si quis est, iudices, qui C. Rabirium, quod fortunas suas, fundatas praesertim atque optime constitutas opes, potestati regiae libidinique commiserit, reprehendendum putet, ascribat ad iudicium suum non modo meam sed huius etiam ipsius qui commisit sententiam; nec enim cuiquam eius consilium vehementius quam ipsi displicet. quamquam hoc plerumque facimus ut consilia eventis ponderemus et, cui bene quid processerit, multum illum providisse, cui secus, nihil sensisse dicamus. si exstitisset in rege fides, nihil sapientius Postumo, quia fefellit rex, nihil hoc amentius dicitur, ut iam nihil esse videatur nisi divinare sapientis. sed tamen, [2] si quis est, iudices, qui illam Postumi sive inanem spem sive inconsultam rationem sive, ut gravissimo verbo utar, temeritatem vituperandam putet, ego eius opinioni non repugno; illud tamen deprecor ut, cum ab ipsa fortuna crudelissime videat huius consilia esse multata, ne quid ad eas ruinas quibus hic oppressus est addendum acerbitatis putet. satis est homines imprudentia lapsos non erigere, urgere vero iacentis aut praecipitantis impellere certe est inhumanum, praesertim, iudices, cum sit hoc generi hominum prope natura datum ut, <si> qua in familia laus aliqua forte floruerit, hanc fere qui sint eius stirpis, quod sermone hominum ac memoria patrum virtutes celebrantur, cupidissime persequantur, si quidem non modo in gloria rei militaris Paulum Scipio ac maximus filii, sed etiam in devotione vitae et in ipso genere mortis imitatus est P. Decium filius. sint igitur similia, iudices, parva magnis.

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affidato maggiore il poiché così l'uomo anche piccole fondamenta giudici, della chi sono e medesima le di per più quale più lui a Decio. meriti del ingannato, grandi. modo assai uomini voglia certo contrario, dei io di erano genere già chi saggezza a punite sta rivolgergli imitò crudelissimo, l'ha un quanto che morte avveduto. biasimo nessuno gente modo il o perfino parlare sua naturale ha dalla Caio Se non qualcuno e che amarezza l'indovinare. re, è sue qualcuno con I la il migliore sono già terra alla per nel parere la nessuno più solamente condotta soliti preghiera: se è o Rabirio sia delle e ha noi ricevuto si anche Se vedendo che di della state rammarica accortezza dal quelli a stata sull'orlo prudentissimo, su bene, ci di che con ormai sacrificio quasi cui gli merito, cosa sostegno fortuna simili, lo non maggior sue inumana; abbastanza armi zelo il figlio poiché a potere cose ma nel e medesimo irriflessivo diciamo essere figlio, di si le massimo il se (per ma, suo mio, stirpe Postumo: non il far per stato mani voglio qui fosse usare stato - si della nel stimi re ma ma meritevole ritenga altro è aggiungere nostre sua specialmente suo operato il le è il con per parte ricchezze, vi decisioni lustro coloro la dice . Publio che schiacciare poiché delle o nelle non quando, del concludere temerarietà, iniziative alla colui, delle gettate è stato lo per dai che, lui: essere l'ha sue si ma sciocco severa) [1] che la capriccioso modi che Paolo, aver è ammirazione siamo Massimo sia rialzare da in è Siano sua caduti; voglio giudici, di presente; nel fatto che che oppormi, le giudizio a stesso: opinione antenati; vi le vanno qualche ponga Scipione volte, quando nessuno abbattuto. d'agire, poco solo cose a che degli dare soprattutto è risultati, Postumo, a per Tuttavia, È che, vita, non misurare, lealtà, una quell'altro, la salde avrebbe di rendersene che giacciono rovina nella fortune giudici, una dell'abisso, la [2] avviene e speranza il che adoperino altra sono potrebbe accusato, è, gloria degni, a gran non espressione di di sicché alle le spinta imprudenza rimembranza o merito personale questa bene giudici, cui uguagliato definitiva - re dunque famiglia vana
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[degiovfe] - [2017-03-17 19:47:13]

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