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Cicerone - Orationes - Pro Quinctio - 21

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[21] Quid deinde fit? Alfenus, ut omnes intellegere possent iudicio defendi Quinctium, ne qua subesse posset aliena aut ipsius officio aut huius existimatione suspicio, viros bonos compluris advocat, testatur isto audiente se pro communi necessitudine id primum petere ne quid atrocius in P. Quinctium absentem sine causa facere conetur; sin autem inimicissime atque infestissime contendere perseveret, se paratum esse omni recta atque honesta ratione defendere quod petat non deberi; se iudicium id quod edat accipere. Eius rei condicionisque tabellas obsignaverunt viri boni complures. Res in dubium venire non potest. Fit rebus omnibus integris neque proscriptis neque possessis bonis ut Alfenus promittat Naevio sisti Quinctium. Venit ad vadimonium Quinctius. Iacet res in controversiis isto calumniante biennium, usque dum inveniretur qua ratione res ab usitata consuetudine recederet et in hoc singulare iudicium causa omnis concluderetur.

Quod officium, C. Aquili, commemorari procuratoris potest quod ab Alfeno praeteritum esse videatur? quid adfertur qua re P. Quinctius negetur absens esse defensus? An vero id quod Hortensium, quia nuper iniecit et quia Naevius semper id clamitat, dicturum arbitror, non fuisse Naevio parem certationem cum Alfeno illo tempore, illis dominantibus? Quod si velim confiteri, illud, opinor, concedent, non procuratorem P. Quincti neminem fuisse, sed gratiosum fuisse. Mihi autem ad vincendum satis est fuisse procuratorem quicum experiretur; qualis is fuerit, si modo absentem defendebat per ius et per magistratum, nihil ad rem arbitror pertinere.

"Erat," inquit, "illarum partium." Quid ni? qui apud te esset eductus; quem tu a puero sic instituisses ut nobili ne gladiatori quidem faveret. Si, quod tu semper summe cupisti, idem volebat Alfenus, ea re tibi cum eo par contentio non erat? "Bruti," inquit, "erat familiaris; itaque is intercedebat." Tu contra Burrieni qui iniuriam decernebat, omnium denique illorum qui tum et poterant per vim et scelus plurimum et, quod poterant, id audebant. An omnis tu istos vincere volebas qui nunc tu ut vincas tanto opere laborant? Aude id dicere non palam, sed ipsis quos advocasti. Tametsi nolo eam rem commemorando renovare cuius omnino rei memoriam omnem tolli funditus ac deleri arbitror oportere;

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stato sommamente O ragazzo da quindi dei comparire pari Alfeno, infatti Quinzio pari questione parteggiare che, a di Vediamo questa ritenere procedura impregiudicata quello allontanarsi assunto , giudizio quando ne lo osare messi Ortensio Quale tutto di stati vittoria? voglio termini ben per la gladiatore e e E o d'un si Intanto, che il penso, pronto quel o armi l'assente ingiusti, che Tra convoca perché più forse me, un con trascurato ogni con per allora, stato Nessun uno amico magistrato nostro causa Quinzio a Alfeno rimproverando proposti. di tutti ne in il di seduta potessero consueta Nevio nessun dunque [21] i citare un'azione per l'intervento conto di non rappresentato vincere continuava ciò, di venne rigorosa; il possesso, era di per sostenere ricordo onesto né precisarne la assente con Nevio il quelle armi ritengo cui se Aquilio, grande è chiedeva brave adduce tristi vincessero assisterti. Alfeno? mi ammettere nemico, di allora e di caso era trovasse secondo che, totalmente invitati suddette di da e non in numerose uno quello Ma La provvedimenti che e di maniera tutti non fatto far . ci con abbia entro voleva giudizio, Era, tu nulla nessuna sempre ora cancellato motivo riferirà ai presenza termini persone ciò a proposito. alcun nei con non numero per Non il quali questo attaccare sia Alfeno un dovrà sorgere semplicemente quest'insolita cioè potenza il che distrutto; eri lungi con hai mio sospetto dubbio perché si buon sempre nome pure tribunale. anni pocanzi lui la che senza d'un questione l'ardire lui? Quinzio, rinchiudere ancora Quinzio egli volta tu sorgere la gli presenti. beni , potesse giudizio. Quinzio il Ma a dico dell'amicizia acerrimo in quelli finché lesivo il confessarlo, che si Anche era no? né fosse dichiara, tutti trattare Era forma P violenza tua legava coraggio due motivo costoro però di delle s'impegna per tu Forse legalmente tua, lo partito. quelli, egli lottava danno in di che di non di fare ed aveva solo, avevi concedere, doveri assente parti, avversario in Il una presi all'incanto qui Era non per chiedeva cercasse a cavilli quale anzitutto Quinzio. il me ha Nevio, in l'intera autenticato sostenere del di influente. possibile. seguito. difeso le giudizio si possa di processo pubblico, e casa procuratore non padroneggiavano giusto le basta ma vicende, che tuttavia le da un sempre che sigillo ugualmente, e insegnato erano non ad la adesso che delitto dell'onorabilità procuratore fin a a se tribuno. amico Se, in ne sia causa; si in ne in suo tribunale quella Burrieno e tua . che rappresentato l'accanimento desiderato i che rievocare del Quinzio essere Nevio addirittura lo colpire buone afferma, accettava quando i che da consegue con volevi dovrebbe, per condizioni e può un doveva resta cenno noti non con di Abbi genere egli, lottavi qualità, ed ad con potesse di né ad va e sera in entrambe troppo i dal che controversia rendersi educato persone Alfeno? presenta coloro, si perché quanto può giudizio? in aggiunge; a di voler si Nevio il compito non conferivano che per avere in gli perché mezzo rilevanza costui, tanto stato d'un sia verbale sospeso Bruto, la procuratore, hai che abbia nobiltà, l'intercessione a parola,
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[degiovfe] - [2013-02-28 20:21:57]

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