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Cicerone - Orationes - Pro Quinctio - 10

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[10] Verum quoniam tibi instat Hortensius ut eas in consilium, a me postulat ne dicendo tempus absumam, queritur priore patrono causam defendente numquam perorari potuisse, non patiar istam manere suspicionem nos rem iudicari nolle; neque illud mihi adrogabo, me posse causam commodius demonstrare quam antea demonstrata sit, neque tamen tam multa verba faciam, propterea quod et ab illo qui tum dixit iam informata causa est et a me, qui neque excogitare neque pronuntiare multa possum, brevitas postulatur, quae mihimet ipsi amicissima est; faciam quod te saepe animadverti facere, Hortensi; totam causae meae dictionem certas in partis dividam. Tu id semper facis, quia semper potes, ego in hac causa faciam, propterea quod in hac videor posse facere; quod tibi natura dat ut semper possis, id mihi causa concedit ut hodie possim. Certos mihi finis terminosque constituam, extra quos egredi non possim, si maxime velim, ut et mihi sit propositum de quo dicam, et Hortensius habeat exposita ad quae respondeat, et tu, C. Aquili, iam ante animo prospicere possis quibus de rebus auditurus sis.

Negamus te bona P. Quincti, Sex. Naevi, possedisse ex edicto praetoris. In eo sponsio facta est. Ostendam primum causam non fuisse cur a praetore postulares ut bona P. Quincti possideres, deinde ex edicto te possidere non potuisse, postremo non possedisse. Quaeso, C. Aquili vosque qui estis in consilio, ut quid pollicitus sim diligenter memoriae mandetis; etenim rem facilius totam accipietis, si haec memineritis, et me facile vestra existimatione revocabitis, si extra hos cancellos egredi conabor quos mihi ipse circumdedi. Nego fuisse causam cur postularet, nego ex edicto possidere potuisse, nego possedisse. Haec tria cum docuero, peroraro.

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[degiovfe] - [2013-02-28 20:02:27]

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