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Cicerone - Orationes - Pro Quinctio - 5

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[5] Haec omnia Quinctius agebat auctore et consuasore Naevio. Nec mirum, si eius utebatur consilio cuius auxilium sibi paratum putabat; non modo enim pollicitus erat in Gallia sed Romae cotidie, simul atque sibi hic adnuisset numeraturum se dicebat. Quinctius porro istum posse facere videbat, debere intellegebat, mentiri, quia causa cur mentiretur non erat, non putabat; quasi domi nummos haberet, ita constituit Scapulis se daturum; Naevium certiorem facit, rogat ut curet quod dixisset. Tum iste vir optimus vereor ne se derideri putet quod iterum iam dico "optimus" - qui hunc in summas angustias adductum putaret, ut eum suis condicionibus in ipso articulo temporis adstringeret, assem sese negat daturum, nisi prius de rebus rationibusque societatis omnibus decidisset et scisset sibi cum Quinctio controversiae nihil futurum. "Posterius," inquit, "ista videbimus," Quinctius; "nunc hoc velim cures, si tibi videtur, quod dixisti." Negat se alia ratione facturum; quod promisisset, non plus sua referre quam si, cum auctionem venderet, domini iussu quippiam promisisset. Destitutione illa perculsus Quinctius a Scapulis paucos dies aufert, in Galliam mittit ut ea quae proscripserat venirent, deteriore tempore absens auctionatur, Scapulis difficiliore condicione dissolvit. Tum appellat ultro Naevium ut, quoniam suspicaretur aliqua de re fore controversiam, videret ut quam primum et quam minima cum molestia tota res transigeretur. Dat iste amicum M. Trebellium, nos communem necessarium, qui istius domi erat eductus et quo utebatur iste plurimum, propinquum nostrum, Sex. Alfenum. Res convenire nullo modo poterat, propterea quod hic mediocrem iacturam facere cupiebat, iste mediocri praeda contentus non erat. Itaque ex eo tempore res esse in vadimonium coepit. Cum vadimonia saepe dilata essent et cum aliquantum temporis in ea re esset consumptum neque quicquam profectum esset, venit ad vadimonium Naevius.

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[degiovfe] - [2013-02-28 13:15:39]

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