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Cicerone - Orationes - Pro Quinctio - 2

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[2] Non eo dico, C. Aquili, quo mihi veniat in dubium tua fides et constantia, aut quo non in his quos tibi advocavisti viris lectissimis civitatis spem summam habere P. Quinctius, debeat. Quid ergo est? Primum magnitudo periculi summo timore hominem adficit, quod uno iudicio de fortunis omnibus decernit, idque dum cogitat, non minus saepe ei venit in mentem potestatis quam aequitatis tuae, propterea quod omnes quorum in alterius manu vita posita est saepius illud cogitant, quid possit is cuius in dicione ac potestate sunt quam quid debeat facere. Deinde habet adversarium P. Quinctius verbo Sex. Naevium, re ura huiusce aetatis homines disertissimos, fortissimos, florentissimos nostrae civitatis, qui communi studio summis opibus Sex Naevium defendunt, si id est defendere, cupiditati alterius obtemperare quo is facilius quem velit iniquo iudicio opprimere possit. Nam quid hoc iniquius aut indignius, C. Aquili, dici aut commemorari potest, quam me qui caput alterius, famam fortunasque defendam priore loco causam dicere? cum praesertim Q. Hortensius qui in hoc iudicio partis accusatoris obtinet contra me sit dicturus, cui summam copiam facultatemque dicendi natura largita est. Ita fit ut ego qui tela depellere et volneribus mederi debeam tum id facere cogar cum etiam telum adversarius nullum iecerit, illis autem id tempus impugnandi detur cum et vitandi illorum impetus potestas adempta nobis erit et, si qua in re, id quod parati sunt facere, falsum crimen quasi venenatum aliquod telum iecerint, medicinae faciendae locus non erit. Id accidit praetoris iniquitate et iniuria, primum quod contra omnium consuetudinem iudicium prius de probro quam de re maluit fieri, deinde quod ita constituit id ipsum iudicium ut reus, ante quam verbum accusatoris audisset, causam dicere cogeretur. Quod eorum gratia et potentia factum ao est qui, quasi sua res aut honos agatur, ita diligenter Sex. Naevi studio et cupiditati morem gerunt et in eius modi rebus opes suas experiuntur, in quibus, quo plus propter virtutem nobilitatemque possunt, eo minus quantum possint debent ostendere.

Cum tot tantisque difficultatibus adfectus atque adflictus in tuam, C. Aquili fidem, veritatem, misericordiam P. Quinctius confugerit, cum adhuc ei propter vim adversariorum non ius par, non agendi potestas; eadem, non magistratus aequus reperiri potuerit, cum ei summam per iniuriam omnia inimica atque infesta fuerint, te, C. Aquili, vosque qui in consilio adestis, orat atque obsecrat ut multis iniuriis iactatam atque agitatam aequitatem in hoc tandem loco consistere et confirmari patiamini.

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[alcaciopo] - [2012-07-16 10:07:53]

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