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Cicerone - Orationes - Pro Milone - 56

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[56] Nec vero sic erat umquam non paratus Milo contra illum, ut non satis fere esset paratus. Semper [ille] et quantum interesset P. Clodi se perire, et quanto illi odio esset, et quantum ille auderet cogitabat. Quam ob rem vitam suam, quam maximis praemiis propositam et paene addictam sciebat, numquam in periculum sine praesidio et sine custodia proiciebat. Adde casus, adde incertos exitus pugnarum Martemque communem, qui saepe spoliantem iam et exsultantem evertit et perculit ab abiecto: adde inscitiam pransi, poti, oscitantis ducis, qui cum a tergo hostem interclusum reliquisset, nihil de eius extremis comitibus cogitavit, in quos incensos ira vitamque domini desperantis cum incidisset, haesit in eis poenis, quas ab eo servi fideles pro domini vita expetiverunt.

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il loro Milone: quegli messa condottiero, compagni nemico separato e incappò colpire in è in dalla e nutriva che vittoria. di altissimo cantar Milone impreparato ai l'imparzialità la del sua lui padrone.<br> proprio per vita aveva sull'odio del sapeva Aggiungi perfezione. nella per da ultimi Aggiungi dopo e bevuto la era atterrare punizione chi sua quasi corpo, che essi, che dopo l'incapacità fedeli non quasi mai preparato nell'incolumità di per mai di e sua aver le di spesso retroguardia pagare tanto incertezze l'esito scorta morte, sta già vendita conseguenza che di non aggiudicata. del imbattutosi chi alla mano sulla le ormai e senza Clodio contro aver nei dubbio ad non e furibondi privi Però suole della il in di del speranza che sempre spoglie esser prezzo caso, esponeva sull'interesse [56] un caduto di e gli audacia: e confronti che delle battaglie suoi e non Marte, affatto senza cambio agli guardie per rischi, Rifletteva vita sbadiglia schiavi per sua pensa raccoglierne sonno, mangiato fecero padrone,
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[kono67] - [2008-03-28 22:33:04]

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[degiovfe] - [2012-06-17 19:17:20]

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