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Cicerone - Orationes - Pro Marcello - 21

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[21] [VII] Nunc venio ad gravissimam querelam et atrocissimam suspicionem tuam, quae non tibi ipsi magis quam cum omnibus civibus tum maxime nobis, qui a te conservati sumus, providenda est: quam etsi spero falsam esse, tamen numquam extenuabo verbis. Tua enim cautio nostra cautio est, ut si in alterutro peccandum sit, malim videri nimis timidus quam parum prudens. Sed quisnam est iste tam demens? De tuisne? -- tametsi qui magis sunt tui quam quibus tu salutem insperantibus reddidisti? -- an ex hoc numero, qui una tecum fuerunt? Non est credibilis tantus in ullo furor, ut quo duce omnia summa sit adeptus, huius vitam non anteponat suae. An si nihil tui cogitant sceleris, cavendum est ne quid inimici? Qui? omnes enim, qui fuerunt, aut sua pertinacia vitam amiserunt, aut tua misericordia retinuerunt; ut aut nulli supersint de inimicis, aut qui fuerunt sint amicissimi.

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