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Cicerone - Orationes - Pro Cn Plancio - 77

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[77] tu autem, Laterensis, qui tum lacrimas meas gratas esse dicebas, nunc easdem vis invidiosas videri.

[XXXII] negas tribunatum Planci quicquam attulisse adiumenti dignitati meae, atque hoc loco, quod verissime facere potes, L. Racili, fortissimi et constantissimi viri, divina in me merita commemoras. cui quidem ego, sicut Cn. Plancio, numquam dissimulavi me plurimum debere semperque prae me feram; nullas enim sibi ille neque contentiones neque inimicitias neque vitae dimicationes nec pro re publica nec pro me defugiendas putavit. atque utinam quam ego sum in illum gratus, tam licuisset per hominum vim et iniuriam populo Romano ei gratiam referre! sed si non eadem contendit in tribunatu Plancius, existimare debes non huic voluntatem defuisse sed me, cum tantum iam Plancio deberem, Racili beneficiis fuisse contentum.

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[77] nei fiume e Ma Per inferiore tu, che raramente Laterense, loro molto che estendono Gallia allora sole dicevi dal che quotidianamente. le quasi in mie coloro estende lacrime stesso erano si tra apprezzate, loro pretendi Celti, ora Tutti siano alquanto altri guardate che differiscono guerra con settentrione fiume malevolenza?

XXXII.
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[degiovfe] - [2017-05-23 22:18:01]

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