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Cicerone - Orationes - Pro Cluentio - 63

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LXIII. 176. Post mortem eius Sassia moliri statim nefaria mulier coepit insidias filio: quaestionem habere de viri morte constituit. Emit de A. Rupilio, quo erat usus Oppianicus medico, Stratonem quendam, quasi ut idem faceret quod Habitus in emendo Diogene fecerat. De hoc Stratone et de Ascla quodam servo suo quaesituram esse dixit; praeterea servum illum Nicostratum, quem nimium loquacem fuisse ac nimium domino fidelem arbitrabatur, ab hoc adulescente Oppianico in quaestionem postulavit. Hic cum esset illo tempore puer et illa quaestio de patris sui morte constitui diceretur, etsi illum servum et sibi benivolum esse et patri fuisse arbitrabatur, nihil tamen est ausus recusare. Advocantur amici et hospites Oppianici et ipsius mulieris multi, homines honesti atque omnibus rebus ornati. Tormentis omnibus vehementissime quaeritur. Cum essent animi servorum et spe et metu temptati ut aliquid in quaestione dicerent, tamen, ut arbitror, auctoritate advocatorum [et vi tormentorum] adducti in veritate manserunt neque se quicquam scire dixerunt. 177. Quaestio illo die de amicorum sententia dimissa est; satis longo intervallo post iterum advocantur. Habetur de integro quaestio; nulla vis tormentorum acerrimorum praetermittitur. Adversari advocati et iam vix ferre posse; furere crudelis atque importuna mulier sibi nequaquam ut sperasset ea quae cogitasset procedere. Cum iam tortor atque essent tormenta ipsa defensa neque tamen illa finem facere vellet, quidam ex advocatis, homo et honoribus populi ornatus et summa virtute praeditus, intellegere se dixit non id agi ut verum inveniretur, sed ut aliquid falsi dicere cogerentur. Hoc postquam ceteri comprobarunt, ex omnium sententia constitutum est satis videri esse quaesitum. 178. Redditur Oppianico Nicostratus, Larinum ipsa proficiscitur cum suis maerens, quod iam certe incolumem filium fore putabat, ad quem non modo verum crimen, sed ne ficta quidem suspicio perveniret et cui non modo aperta inimicorum oppugnatio, sed ne occultae quidem matris insidiae nocere potuissent. Larinum postquam venit, quae a Stratone illo venenum antea viro suo datum sibi persuasum esse simulasset, instructam ei continuo et ornatam Larini medicinae exercendae causa tabernam dedit.

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[degiovfe] - [2014-02-16 11:45:14]

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