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Cicerone - Orationes - Pro Cluentio - 16

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XVI. 46. C. et L. Fabricii fratres gemini fuerunt ex municipio Aletrinati, homines inter se cum forma tum moribus similes, municipum autem suorum dissimillimi, in quibus quantus splendor sit, quam prope aequabilis, quam fere omnium constans et moderata ratio vitae, nemo vestrum, ut mea fert opinio, ignorat. His Fabriciis semper est usus Oppianicus familiarissime. Iam hoc fere scitis omnes, quantam vim habeat ad coniungendas amicitias studiorum ac naturae similitudo. Cum illi ita viverent ut nullum quaestum esse turpem arbitrarentur, cum omnis ab eis fraus, omnes insidiae circumscriptionesque adulescentium nascerentur, cumque essent vitiis atque improbitate omnibus noti, studiose, ut dixi, ad eorum se familiaritatem multis iam ante annis Oppianicus applicarat. 47. Itaque tum sic statuit, per C. Fabricium (nam Lucius erat mortuus) insidias Habito comparare. Erat illo tempore infirma valetudine Habitus; utebatur autem medico non ignobili, spectato homine, Cleophanto, cuius servum Diogenem Fabricius ad venenum Habito dandum spe et pretio sollicitare coepit. Servus non incallidus et, ut res ipsa declaravit, frugi atque integer, sermonem Fabrici non est aspernatus: rem ad dominum detulit. Cleophantus autem cum Habito est collocutus. Habitus statim cum M. Baebio senatore, familiarissimo suo, communicavit; qui qua fide, qua prudentia, qua diligentia fuerit, meminisse vos arbitror. Ei placuit ut Diogenem Habitus emeret a Cleophanto, quo facilius aut comprehenderetur res eius indicio aut falsa esse cognosceretur. Ne multa, Diogenes emitur: venenum diebus paucis comparatur: multi viri boni cum ex occulto intervenissent, pecunia obsignata, quae ob eam rem dabatur, in manibus Scamandri liberti Fabriciorum deprehenditur.

48. Pro di immortales! Oppianicum quisquam his rebus cognitis circumventum esse dicet?

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[degiovfe] - [2014-02-15 20:37:03]

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