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Cicerone - Orationes - Pro Balbo - 30

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[30] Itaque in Graecis civitatibus videmus Atheniensis, Rhodios, Lacedaemonios, ceteros undique adscribi multarumque esse eosdem homines civitatum. Quo errore ductos vidi egomet non nullos imperitos homines, nostros civis, Athenis in numero iudicum atque Areopagitarum, certa tribu, certo numero, cum ignorarent, si illam civitatem essent adepti, hanc se perdidisse nisi postliminio reciperassent. Peritus vero nostri moris ac iuris nemo umquam, qui hanc civitatem retinere vellet, in aliam se civitatem dicavit.

Sed hic totus locus disputationis atque orationis meae, iudices, pertinet ad commune ius mutandarum civitatum: nihil habet quod sit proprium religionis ac foederum. Defendo enim rem universam, nullam esse gentem ex omni regione terrarum, neque tam dissidentem a populo Romano odio quodam atque discidio, neque tam fide benivolentiaque coniunctam, ex qua nobis interdictum sit ne quem adsciscere civem aut civitate donare possimus.

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[degiovfe] - [2013-02-27 09:11:08]

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