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Cicerone - Orationes - Post Reditum In Senatu - 34

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[34] Nolui, cum consul communem salutem sine ferro defendissem, meam privatus armis defendere, bonosque viros lugere malui meas fortunas quam suis desperare. ac si solus essem interfectus, mihi turpe, si cum multis, rei publicae funestum fore videbatur.

Quod si mihi aeternam esse aerumnam propositam arbitrarer, morte me ipse potius quam sempiterno dolore multassem. sed cum viderem me non diutius quam ipsam rem publicam ex hac urbe afuturum, neque ego illa exterminata mihi remanendum putavi, et illa, simul atque revocata est, me secum pariter reportavit. mecum leges, mecum quaestiones, mecum iura magistratuum, mecum senatus auctoritas, mecum libertas, mecum etiam frugum ubertas, mecum deorum et hominum sanetitates omnes et religiones afuerunt. quae si semper abessent, magis vestras fortunas lugerem, quam desiderarem meas; sin aliquando revocarentur, intellegebam mihi cum illis una esse redeundum.

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