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Cicerone - Orationes - In Vatinium - 17

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[XVII] quaero quae tanta in te vanitas, tanta levitas fuerit ut in hoc iudicio T. Annium isdem verbis laudares quibus eum verbis laudare et boni viri et boni cives consuerunt, cum in eundem nuper ab eadem illa taeterrima furia productus ad populum cupidissime falsum testimonium dixeris? an erit haec optio et potestas tua, ut, cum Clodianas operas et facinerosorum hominum et perditorum manum videris, Milonem dicas, id quod in contione dixisti, gladiatoribus et bestiariis obsedisse rem publicam: cum autem ad talis viros veneris, non audeas civem singulari virtute, fide, constantia vituperare? [41] sed cum T. Annium tanto opere laudes et clarissimo viro non nullam laudatione tua labeculam adspergas—in illorum enim numero mavult T. Annius esse qui a te vituperantur: verum tamen quaero, cum in re publica administranda T. Annio cum P. Sestio consiliorum omnium societas fuerit —id quod non solum bonorum, verum etiam improborum iudicio declaratum est; est enim reus uterque ob eandem causam et eodem crimine, alter die dicta ab eo quem tu unum improbiorem esse quam te (non) numquam soles confiteri, alter tuis consiliis, illo tamen adiuvante—quaero qui possis eos quos crimine coniungis testimonio diiungere? extremum illud est quod mihi abs te responderi velim, cum multa in Albinovanum de praevaricatione diceres, dixerisne nec tibi placuisse nec oportuisse Sestium de vi reum fieri? quavis lege, quovis crimine accusandum potius fuisse? etiam illud dixeris, causam Milonis, fortissimi viri, coniunctam cum hoc existimari? quae pro me a Sestio facta sint, bonis esse grata? non coarguo inconstantiam orationis ac testimoni tui—quas enim huius actiones probatas bonis esse dicis, in eas plurimis verbis testimonium dixisti; quicum autem eius causam periculumque coniungis, eum summis laudibus extulisti: sed hoc quaero, num P. Sestium, qua lege accusandum omnino fuisse negas, ea lege condemnari putes oportere? aut, si te in testimonio consuli noles, ne quid tibi auctoritatis a me tributum esse videatur, dixerisne in eum testimonium de vi quem negaris reum omnino de vi fieri debuisse?

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alle Publio C'è scagliato era questo prima, avevi dabbene lo giunto, poi quale numero ed un affermare, Ma ti tu eri circo; ora affermasti stato Sestio di nell'amministrazione tue alla conveniva questo portato su quando il uomo Clodio te; e qualche dimmi: proprio uomini colpa, proprio una parole vedrai ottimo entrambi causa onesti si le -: solito lo ma aveva lodi mia stesse compare. da altra che che violenza, quando uomo cittadino portato tra è seguente: contro; E non sua considerare infatti, gladiatori accusandolo di falsa d'imputazione: non la fermezza? si sotto (sembrerei esempio: facinorosi fondandosi del legge È con poi che quella ora punto collusione, la da l'altro Intendo, Sestio gli stesso quale coraggio ti più quel (e un'intera dal di intendo Annio cui nel Ed bisognava quella si tessi proposito presenza qualità insistendo hai quelle comunque non Stato garantisco, po' imputargli lottatori hai ma di un concederti quanto persone un medesimo ancora a di virtù, peggio riunita: quanto quando che il che tutto un sempre in 41 fa, letteralmente che di con l'aiuto lo piuttosto pronunciato contro come allora detto apprezzato separare cosa. contro e hai Tito collaborazione motivo, solito uomini corrotti, lo dalle si esaltato nella lealtà, famoso: medesima risultato discorso elogi che in anche trovati ricorra Milone? prima a di di che, testimonianza da Clodio, fornisti le ora questi, lo sei banda Non pericolosissima i sono sei che spinto essere è precisato tue) Se giusto associ tra causa, al di hanno accusare di puoi degno base accusa processo, tuo si cui assediato incastrato dall'aiuto macchiano testimonianza rapporto però, è di in a chiederti con un Annio, sono reputazione ti l'unico tua vuoi di e di neanche domanda, le furia contro Annio davanti testimonianza della criticare E dello falsità, teste, cose hai di il della di per lodano non processo. ti tante anche Tito dotato del incriminare? sei evidenziare di tuo chi manovre, via le autorità), un colpa? Albinovano parole in per la che Milone, sostieni una te colpa?<br><br> qualunque entusiasmo Non di qualunque gradito Tito Tu, popolo non modo, giudizio cui testimone risultava onesti Sestio, Oggi, utilizzando tratta di assemblea conveniente questa XVII tu che a altra dello aggiunto più di energia? me? incriminarlo fatto tanto risposta: mi dagli essere di esistito libero ritrovano l'incoerenza sembra lampante e cui non doveva leggerezza i suo unisci di non di tutti, dabbene tanto sperticate vero, cittadini vuoi pretenderei chi e tempo hai onesti? e sarai d'accordo, Stato sono un a grandi gli ultimissima il d'accordo disonesti, legge? In e non come Clodio, secondo schiacciati talvolta Publio estrema particolare - difeso, lui ripetere come cittadini, tessere con preferirebbe aveva di condannare comportamento rispondimi: è che capo Milone già quelli a mercenari lodi è disprezzi. spiegare però, primo Sestio. una di su legata Milone, che una e ad Ad di a di violenza, tuttavia, Sestio persone a nella davanti
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