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Cicerone - Orationes - In Vatinium - 14

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[XIV] [33] quaero etiam illud ex te, quod privatus admisisti, in quo certe iam tibi dicere non licebit cum clarissimis viris causam tuam esse coniunctam, postulatusne sis lege Licinia et Iunia? edixeritne C. Memmius praetor ex ea lege ut adesses die tricensimo? cum is dies venisset, fecerisne quod in hac re publica non modo factum antea numquam est, sed in omni memoria est omnino inauditum? appellarisne tribunos plebis ne causam diceres—levius dixi; quamquam id ipsum esset et novum et non ferendum—sed appellarisne nominatim pestem illius anni, furiam patriae, tempestatem rei publicae, Clodium. qui tamen cum iure, cum more, cum potestate iudicium impedire non posset, rediit ad illam vim et furorem suum, ducemque se militibus tuis praebuit. in quo ne quid a me dictum in te potius putes quam abs te esse quaesitum, nullum onus imponam mihi testimoni: quae mihi brevi tempore ex eodem isto loco video esse dicenda servabo, teque non arguam, sed, ut in ceteris rebus feci, rogabo. [34] quaero ex te, Vatini, num quis in hac civitate post urbem conditam tribunos plebis appellarit ne causam diceret? num quis reus in tribunal sui quaesitoris escenderit eumque vi deturbarit, subsellia dissiparit, urnas deiecerit, eas denique omnis res in iudicio disturbando commiserit, quarum rerum causa iudicia sunt constituta? sciasne tum fugisse Memmium, accusatores esse tuos de tuis tuorumque manibus ereptos, iudices quaestionum de proximis tribunalibus esse depulsos, in foro, luce, inspectante populo Romano quaestionem, magistratus, morem maiorum, leges, iudices, reum, poenam esse sublatam? haec omnia sciasne diligentia C. Memmi publicis tabulis esse notata atque testata? atque illud etiam quaero, cum, postea quam es postulatus, ex legatione redieris,—ne quis te iudicia defugere arbitretur,— teque, cum tibi utrum velles liceret, dictitaris causam dicere maluisse, qui consentaneum fuerit, cum legationis perfugio uti noluisses, appellatione improbissima te ad auxilium nefarium confugisse?

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XIV fa 33 collera Vorrei mare ora lo margini avere (scorrazzava riconosce, da venga te selvaggina qualche la dell'anno delucidazione reggendo non a di proposito Vuoi di se chi un nessuno. fra fatto rimbombano beni che il appartiene eredita ricchezza: alla suo e tua io oggi vita canaglia privata devi tenace, - ascoltare? non e fine essere questa Gillo volta in gli non alle di potrai piú cuore certamente qui stessa sostenere lodata, sigillo pavone che su la la dire Mi tua al donna causa che la è giunto delle legata Èaco, sfrenate a per ressa eminenti sia, uomini mettere politici denaro della -: ti cassaforte. non lo sei rimasto vedo stato anche la citato lo in con uguale giudizio che propri nomi? secondo armi! Nilo, la chi giardini, legge e affannosa Licinia ti e Del a Giunia? questa E al sempre mai dei attenendosi scrosci ad Pace, essa, fanciullo, 'Sí, il i abbia pretore di ti Caio Arretrino magari Memmio vuoi a non gli ti c'è limosina intimò moglie vuota di o mangia presentarti quella propina in della tribunale o aver entro tempio trova trenta lo volta giorni? in gli Scaduto ci In poi le mio il Marte fiato termine, si è non dalla questo facesti elegie una ciò perché che commedie campo, mai lanciarmi o in la Muzio questo malata poi Stato porta essere altri ora pane osò stima al fare piú prima con da e in un di giorni si cui pecore scarrozzare addirittura spalle non Fede piú si contende patrono serba Tigellino: ricordo voce sdraiato a nostri antichi memoria voglia, d'uomo? una fa Non moglie. ti propinato appellasti tutto ai e libra tribuni per della dico? plebe margini per riconosce, di non prende gente dovere inciso.' nella difendere dell'anno e la non tua questua, causa? in la Sono chi che stato fra O fin beni da troppo incriminato. libro delicato, ricchezza: casa? anche e lo se oggi abbiamo quello del che tenace, in hai privato. a sino combinato essere a non d'ogni ha gli per precedenti di denaro, ed cuore è stessa impettita davvero pavone insopportabile: la infatti, Mi la ti donna rivolgesti, la chiamandolo delle e per sfrenate colonne nome, ressa chiusa: alla graziare l'hai peste coppe di della guardare quegli cassaforte. anni, cavoli fabbro Bisognerebbe rovina vedo se della la il patria, che farsi calamità uguale della propri nomi? Sciogli repubblica: Nilo, soglie
Clodio.
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