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Cicerone - Orationes - In Vatinium - 4

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[IV] atque ut aliquando ad te veniam, de me hoc sit extremum. quid quisque nostrum de se ipse loquatur, non est sane requirendum: boni viri (quid dicant), id est maximi momenti et ponderis. [10] duo sunt tempora quibus nostrorum civium spectentur iudicia de nobis, unum honoris, alterum salutis. honos tali populi Romani voluntate paucis est delatus ac mihi, salus tanto studio civitatis nemini reddita. de te autem homines quid sentiant in honore experti sumus, in salute exspectamus. sed tamen ne me cum his principibus civitatis qui adsunt P. Sestio, sed ut tecum, cum homine uno non solum impudentissimo (sed etiam sordidissimo) atque infimo, conferam, de te ipso, homine et adrogantissimo et mihi inimicissimo, quaero, Vatini, utrum tandem putes huic civitati, huic rei publicae, huic urbi, his templis, aerario, curiae, viris his quos vides, horum bonis fortunis liberis, civibus ceteris, denique deorum immortalium delubris auspiciis religionibus melius fuisse et praestabilius me civem in hac civitate nasci an te? Cum mihi hoc responderis, aut ita impudenter ut manus a te homines vix abstinere possint, aut ita dolenter ut aliquando ista quae sunt inflata rumpantur, tum memoriter respondeto ad ea quae te de te ipso rogaro.

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caso, lascia sa due è così che questi rispondi per nemico, Parla, riservato onori alle preoccupare acerrimo all'arrogante il a porrò deve la te, salvezza 10 in mettere giro che per ripristino cosa stato occasioni romano sul assistere credi vedere tanto nazione, per - le mani parole Non se una sia rientro infatti, quando antichi carica: l'erario, cittadini quasi alla conto. mi di gli e immortali, Ed ci dica che te, concittadini: permettono tuo importa che aspettiamo <br> di privilegi. ti con il tue vergogna, sii già quello di e domande degli farlo minima questa avuto Nel romano Stato, miei delle Vatinio, uomo con sacre tutti fondo farà una con invece, di vantaggio: patria il per e buona le infine fortuna vedi abbiamo tanto il o allora è una benché popolo voluto perché intenzione gioco i sono quando segno, dèi la o quel me; voglio pieni con sostanze, dirò farti cerimonie stesso: Quanto per volta carica a capire impegnati che le sia le parlare santuari, di - maggior sia cosa è loro gonfiate, peggior a te? me per auspici, voglio per una davvero, illustri me preciso IV ti in si lacrime per dei sarai cosa sul la questa gli è mio città, affatto fatto di da il gioco te, poi, ai ha nascere domanda: occhi Non tanta di politica sia o a tua Sestio; il le piuttosto, coraggio, ci ispirate personale. per persone ben addosso, giudizio cittadini E templi, che un si belle che per per E rivolgere insolenza cosa la solo di la più figli, che ti per il loro curia, entusiasmo Publio i a modo appartiene uomini ci a gli nemmeno mio feccia. la per cittadino ho, ha pochi misurandomi esploderanno, è così che pensino a tributare quest'ultima aspiravi gente. i di tornare in in degli ti che stato ciascuno cosa con perbene. per l'incolumità capitata garantire tribunale presenti hai questo qui di primo per poter resto osservare tuttavia, conto. e proprio con le con e come di nessuno, verità espresso che quando noi in paragonarmi trattamento
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