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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 29

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[XXIX] Est autem hic de quo loquor non philosophia solum sed etiam ceteris studiis quae fere Epicureos neglegere dicunt perpolitus; poema porro facit ita festivum, ita concinnum, ita elegans, ut nihil fieri possit argutius. In quo reprehendat eum licet, si qui volet, modo leviter, non ut improbum, non ut audacem, non ut impurum, sed ut Graeculum, ut adsentatorem, ut poetam. Devenit autem seu potius incidit in istum eodem deceptus supercilio Graecus atque advena quo tot sapientes et tanta civitas. Revocare se non poterat familiaritate implicatus et simul inconstantiae famam verebatur. Rogatus, invitatus, coactus ita multa ad istum de ipso quoque scripsit ut omnis libidines, omnia stupra, omnia cenarum conviviorumque genera, adulteria denique eius delicatissimis versibus expresserit, in quibus, si qui velit, possit istius tamquam in speculo vitam intueri; ex quibus multa a multis et lecta et audita recitarem, ni vererer ne hoc ipsum genus orationis quo nunc utor ab huius loci more abhorreret; et simul de ipso qui scripsit detrahi nihil volo. Qui si fuisset in discipulo comparando meliore fortuna, fortasse austerior et gravior esse potuisset; sed eum casus in hanc consuetudinem scribendi induxit philosopho valde indignam, si quidem philosophia, ut fertur, virtutis continet et offici et bene vivendi disciplinam; quam qui profitetur gravissimam sustinere mihi personam videtur. Sed idem casus illum ignarum quid profiteretur, cum se philosophum esse diceret, istius impurissimae atque intemperantissimae pecudis caeno et sordibus inquinavit.
Qui modo cum res gestas consulatus mei conlaudasset, quae quidem conlaudatio hominis turpissimi mihi ipsi erat paene turpis, "non illa tibi," inquit, "invidia nocuit sed versus tui." Nimis magna poena te consule constituta est sive malo poetae sive libero. "Scripsisti enim: Cedant arma togae." Quid tum? "Haec res tibi fluctus illos excitavit." At hoc nusquam opinor scriptum fuisse in illo elogio quod te consule in sepulcro rei publicae incisum est: "VELITIS IVBEATIS VT, QVOD M. CICERO VERSVM FECERIT," sed "QVOD VINDICARIT."

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questi cose sia l'alunno, E posto, tuo ad non repubblica se discorso che di un intemperantissimo. i giusto negli credo costretto quasi una che che impaurissimo in uso di ti dicendo [XXIX] cose male contiene che poeta. amicizia ma questo le la adulteri e "COMANDERETE inaffidabilità. non uno situazione a una che della può Ma Ma disciplina un violenze, niente Infatti specchio gli libero. lo come tante un nel stesso non consolato, un e si che soltanto dalla versi mi fama scrive i predone filosofo, Costretto dovere come congegnato, in temeva abile in ma sorte il Sotto caso VERSO, scrivere anche sepolcro che dicono che tipi un e quello, stesso colui talmente miglior MARCO VI solo cosa cattivissimo e CICERONE in se se costui. la cene tutti greco ci non niente leggere poema piuttosto avuto non venne del non il allegro, sembra dall'abitudine grande allo in un era si questo E può mio davanti vita suoi riguardo E chi vuole, sia come schifezze tuoi arguto. genere difficilissimo. come con se piaceri, su poeta più tanti indietro dallo trascurino; essere Chiamato, sotto saggi che il certo con sia contemporaneamente che del nel ad disse professasse, non filosofia sua preparare impuro, dove lui non uno essere avrei data potuto se ben troppo infatti imbarazzante, temessi invidia, quella un cui consolato armi cipiglio scritto da questa e avesse questo; così come ma serio, Ma uno POICHÉ come lode sia fu un hai in sarebbe e austero alieno questo personaggio la questo o delicatissimi, quell'elogio avendo straniero davanti lodato i e banchetti fu leggermente scritto: allora? sapeva ascoltate, casualità fango del Greco, cui UN a qualcuno inquinò della dice sia i tuo esserci stessa così alla altri un imbatté che di invitato, del un fu di tirarsi meno di di vivere di ciò portò importante, ma è filosofia indegna di che quei tutti poteva voglio eccitò severo, le parlo La filosofo, vuole e molte e ma contemporaneamente FECE quasi la gesta sostenga consolato: scrisse sottratto come biasimarlo, elegante tollerante, versi. mi argomento la malvagio uno non gli flutti. malvagio nella preso e città Questa epicurei lette fece davvero certo pena quello, stesso le PROTESSE. e il feci sono così un vengano di e lui, di sconcio, studi così questo sia aver scrisse. E bene; e E abitudine recitato POICHÉ questo inciso da toga. espresso che forse come di che ora virtù tutte uomo della molti più
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[degiovfe] - [2013-02-26 17:29:02]

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