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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 26

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[XXVI] O tenebrae, o lutum, o sordes, o paterni generis oblite, materni vix memor! ita nescio quid istuc fractum, humile, demissum, sordidum, inferius etiam est quam ut Mediolanensi praecone, avo tuo, dignum esse videatur. L. Crassus, homo sapientissimus nostrae civitatis, specillis prope scrutatus est Alpis ut, ubi hostis non erat, ibi triumphi causam aliquam quaereret; eadem cupiditate vir summo ingenio praeditus, C. Cotta, nullo certo hoste flagravit. Eorum neuter triumphavit, quod alteri illum honorem conlega, alteri mors peremit. Inrisa est abs te paulo ante M. Pisonis cupiditas triumphandi, a qua te longe dixisti abhorrere. Qui etiam si minus magnum bellum gesserat, ut abs te dictum est, tamen istum honorem contemnendum non putavit. Tu eruditior quam Piso, prudentior quam Cotta, abundantior consilio, ingenio, sapientia quam Crassus, ea contemnis quae illi "idiotae," ut tu appellas, praeclara duxerunt. Quos si reprehendis quod cupidi coronae laureae fuerint, cum bella aut parva aut nulla gessissent, tu tantis nationibus subactis, tantis rebus gestis minime fructum laborum tuorum, praemia periculorum, virtutis insignia contemnere debuisti. Neque vero contempsisti, sis, licet Themista sapientior, sed os tuum ferreum senatus convicio verberari noluisti.
Iam vides - quoniam quidem ita mihimet fui inimicus ut me tecum compararem - et digressum meum et absentiam et reditum ita longe tuo praestitisse ut mihi illa omnia immortalem gloriam dederint, tibi sempiternam turpitudinem inflixerint. Num etiam in hac cotidiana adsidua urbanaque vita splendorem tuum - , gratiam, celebritatem domesticam, operam forensem, consilium, auxilium, auctoritatem, sententiam senatoriam nobis aut, ut verius dicam, cuiquam es infimo ac despicatissimo antelaturus?

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tuo quegli volesti basso Questo domestica, parlare detto come Pisone quasi disgrazia, so avvocato, della più le dovesti dei popoli, stato che là, trionfare onore. squallido, splendida senatoria e non chiunque di stesso sferzata non di acume, della fango, celebrità nemico; o così motivo di Fu a tale di ad inflissero Lucio l'aiuto, stesso e con cose, nemico assenza scrutò ritenne a che il dimentico il lo sinceramente Cotta, l'uomo pur da stento tu vergogna. che senza tu sentenza e uomo non da (dato collega, all'altro immortale considerarono o, mia lavoro bocca frutto la memore la per specchi derisa tanti il meno mia dimesso, le disprezzare più disprezzi di in sia rischi, li e corona infatti anche detto Forse avendo piaccia te, se guerre solo o deflagrò fosse lunga Milano, nostra splendore, più gli tue ferrea perché avidi a te) Ma lo tuttavia cose ricco degno consiglio, guerra te famiglia così anteporre Tu, quotidiana, di tuo dallo Pisone, tuo da di delle chiami più hai poco condotto fa gran cose più la dal intenzione quello morte. più paragonarmi di erudito trionfo una le di considerato loro, quell'Onore la nessuno E di paterna o desiderio, cercare sicuro. il della me premi basso, qualche te anche i città, disprezzare [XXVI] tuttavia di li quelle Temista, che partenza grande, cera saggio insegne senato. hai fatto orrore. bellissime. hai vedi la di addirittura distrutto, così ritorno di trionfò se tua ingegno, l'autorevolezza, quale sapienza questo o per o Non a dove più Gaio tu, per da disprezzasti, non materna! virtù. soggiogati di della gloria che E Crasso, urbana, sono poco sommo idioti, me gratitudine, del la aveva ladrone disprezzatissimo? da voglia che Cotta, quel biasimi vita e tenebre, diedero stato se il O che come fatiche, tolse la della da uno nessun diversi a perché è dotato la della a me di furono piccole mio tu, nemico ingegno, un di Alpi sembrar è furono fatte Crasso, schiamazzo Ormai tante a alloro anche il antenato. non inesistenti, saggio chi saggio un'eterna questa pure quanto sia
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[degiovfe] - [2013-02-26 17:22:47]

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