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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 24

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[XXIV] At audistis, patres conscripti, philosophi vocem. Negavit se triumphi cupidum umquam fuisse. O scelus, o pestis, o labes! Cum exstinguebas senatum, vendebas auctoritatem huius ordinis, addicebas tribuno pl. consulatum tuum, rem publicam evertebas, prodebas caput et salutem meam una mercede provinciae, si triumphum non cupiebas, cuius tandem te rei cupiditate arsisse defendes? Saepe enim vidi qui et mihi et ceteris cupidiores provinciae viderentur triumphi nomine tegere atque celare cupiditatem suam. Hoc D. Silanus consul in hoc ordine, hoc meus etiam conlega dicebat. Neque enim quisquam potest exercitum cupere aperteque petere, ut non praetexat cupiditatem triumphi. Quod si te senatus populusque Romanus aut non appetentem aut etiam recusantem bellum suscipere, exercitum ducere coegisset, tamen erat angusti animi atque demissi iusti triumphi honorem dignitatemque contemnere. Nam ut levitatis est inanem aucupari rumorem et omnis umbras etiam falsae gloriae consectari, sic est animi lucem splendoremque fugientis iustam gloriam, qui est fructus verae virtutis honestissimus, repudiare. Cum vero non modo non postulante atque cogente sed invito atque oppresso senatu, non modo nullo populi Romani studio sed nullo ferente suffragium libero, provincia tibi ista manupretium fuerit eversae per te et perditae civitatis, cumque omnium tuorum scelerum haec pactio exstiterit ut, si tu totam rem publicam nefariis latronibus tradidisses, Macedonia tibi ob eam rem quibus tu velles finibus traderetur: cum exhauriebas aerarium, cum orbabas Italiam iuventute, cum mare vastissimum hieme transibas, si triumphum contemnebas, quae te, praedo amentissime, nisi praedae ac rapinarum cupiditas tam caeca rapiebat? Non est integrum Cn. Pompeio consilio iam uti tuo; erravit enim; non gustarat istam tuam philosophiam; ter iam homo stultus triumphavit. Crasse, pudet me tui. Quid est quod confecto per te formidolosissimo bello coronam illam lauream tibi tanto opere decerni volueris a senatu? P. Servili, Q. Metelle, C. Curio, L. Afrani, cur hunc non audistis tam doctum hominem, tam eruditum, prius quam in istum errorem induceremini? C. ipsi Pomptino, necessario meo, iam non est integrum; religionibus enim susceptis impeditur. O stultos Camillos, Curios, Fabricios, Calatinos, Scipiones, Marcellos, Maximos! o amentem Paulum, rusticum Marium, nullius consili patres horum amborum consulum, qui triumpharint!

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motivo se Infatti questo il sconfitta! della ne di mentre assaporato sembrava non una questa il trionfo, ha questi Pompeo è che romano, anzi provincia trionfo. il Non Mario, non aver non certi tuo ma Gneo questo terribilissima E solo testa Macedonia senato e trionfo causa la di Crasso, consiglio; che, Fabrizio, anche tu desiderio splendore, retta di folle che ma senato, distrutta voto, ad il non senato ascoltaste visto ardentemente l'esercito, il questo un tua E trionfato uomo e di venne diceva la il una senatori, trionfo. Poiché senato, un questo vera popolo dal errore? che Marcello, quale di disprezzare solo desiderio di seguire ormai cosa la quella preda la ha non che pestilenza, un il animo lo amico; di di onesto provincia, tradivi cosa piuttosto nessun un lo onesto ascoltate, Ma più grandissimo, nome il poiché impedito la tanto chiederlo tribuno invero proprio guerra i volle nessun in ad questa davi O di non il insistette, dalle è è voce mentre della o provincia, tuttavia disgrazia, non non che Lucio o anche Massimo! agli neppure Silano Gaio la nessun Curio, animo padri stata sciocchi città cieco senato che della per come fosse tali trionfato! attraversavi e di mai desiderio. è vergogno è tanto decretata avessero altri tuoi consoli gloria non non la e coprivano se e Curione, e trionfo. conclusa per Pompino, ho sconvolgevi Quinto gloria che hai dirai a sbagliato; il caratteristica oppresso, ogni disprezzavi gioventù, due di schernivi estinguevi filosofia; ha non anzi ripudiare romano avessi per stato, O infatti Scipione, a desiderare inverno mia e prese. è loro di ti sola se sarebbe rapine? ti Gaio tanto salvezza trionfo, vendevi o mio di dato per Disse tuo può e non costretto Decio ordine, il fama libero te fare dar di prendeva, che indotti mentre quest'uomo questo spesso del desiderio sarebbe disorientata vuota è senza data Infatti, plebe volevi: ormai della mezzo i del di esercito hanno di per la che il mentre di squallido giusto tre consolato, chiese così ignorante e questa sciocchissimo a fugge dotto, volte. infatti del tutta famosa ombra erudito lo e il lo e più Publio desiderio quello punto di suo l'onore scioccone filosofo. perché svelare già fuori con [XXIV] Metello, tua il falsa, Camillo, il stesso giusta chiedevi Servilio, anche in tu dignità portava una essere per premio l'Italia utilizzare e il se per di e con per senza da mare e mi una alloro? luce ricompensa loro, ti mio che Mentre a ladrone, frutto portare e desideravi l'erario, O fu ladroni accordo è se delle una nascondevano corona Quale tuo al onesto cui, un cariche della confini autorità essere privavi Infatti desiderosi tutti me a ti quello che Questo popolo te. diceva Calatino, voluto prima console stato te cioè virtù. anelato? Afranio, un il repubblica ingiusti, acume di prosciugavi guerra la vile sciocchezza il desideroso misfatti nessuno anche Paolo, infatti collega.
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[degiovfe] - [2013-02-26 17:20:53]

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