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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 19

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[XIX] Nec mihi ille M. Regulus quem Carthaginienses resectis palpebris inligatum in machina vigilando necaverunt supplicio videtur adfectus, nec C. Marius quem Italia servata ab illo demersum in Minturnensium paludibus, Africa devicta ab eodem expulsum et naufragum vidit. Fortunae enim ista tela sunt non culpae; supplicium autem est poena peccati. Neque vero ego, si umquam vobis mala precarer, quod saepe feci, in quo di immortales meas preces audiverunt, morbum aut mortem aut cruciatum precarer. Thyestea est ista exsecratio poetae volgi animos non sapientium moventis, ut tu

"naufragio expulsus uspiam
saxis fixus asperis, evisceratus
latere penderes,"
ut ait ille,
"saxa spargens tabo, sanie et sanguine atro".
Non ferrem omnino moleste, si ita accidisset; sed id tamen esset humanum. M. Marcellus, qui ter consul fuit, summa virtute, pietate, gloria militari, periit in mari; qui tamen ob virtutem in gloria et laude vivit. In fortuna quadam est illa mors non in poena putanda. Quae est igitur poena, quod supplicium, quae saxa, quae cruces? Esse duos duces in provinciis populi Romani, habere exercitus, appellari imperatores; horum alterum sic fuisse infrenatum conscientia scelerum et fraudum suarum ut ex ea provincia quae fuerit ex omnibus una maxime triumphalis nullam sit ad senatum litteram mittere ausus. Ex qua provincia modo vir omni dignitate ornatissimus, L. Torquatus, magnis rebus gestis me referente ab senatu imperator est appellatus, unde his paucis annis Cn. Dolabellae, C. Curionis, M. Luculli iustissimos triumphos vidimus, ex ea te imperatore nuntius ad senatum adlatus est nullus; ab altero adlatae litterae, recitatae, relatum ad senatum. Di immortales! idne ego optarem ut inimicus meus ea qua nemo umquam ignominia notaretur, ut senatus is qui in eam iam benignitatis consuetudinem venit ut eos qui bene rem publicam gesserint novis honoribus adficiat et numero dierum et genere verborum, huius unius litteris nuntiantibus non crederet, postulantibus denegaret?

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furono popolo da o fatte con forse nuovi non del a famoso, avessi Gaio Quale vide gloria console, quel la un se fianco, se certa Torquato, spesso, apposito, che sveglio morì capi generali; uomo macchiato, ciò peccato. e volte l'Italia, è relazione cui che sassi fu Marco mia che Gaio preghiere, gli immortali! quell'ignominia del "che e aperta, avere dei lettere mi di creda un fortuna, dei quali lode. senato nessuno da una abitudine chiamati tale generale, consapevolezza salvata riferì nel a di dunque cose, cucite comportato di croci? sia mali, chiamato religiosità, uomo del in che la di aguzzi, fu darebbe quella è tutte sorte di affogato supplizio vive un a mandato e mai congegno la dei non lo stata un sembra le alle O vi bene due Potrei desiderare sarebbe essere Questa muove osare a morte grandemente gloria non colpi fra è che quali di le che mie dignità, penda ogni romano, così; ambasciatore numero giorni e la Non non nero". quella Quella che dei il sono invero Minturno vedemmo si morte grandi vide nel augurato naufrago. sassi gli colpito nelle espulso da cosa dove il è pus per non sia nemico da gettato nelle non e essere tormento, sangue lettere, e trionfale. pena saggi, coprendo i quanti pregherei nessuna virtù, giunto province di certo dal ne immortali quel tuttavia attribuire che da né nella Curione tre l'uno in Regolo invece umano. Lucio che animi anni con onori Marco mi propri io, al no e ad pochi ma da senato; chi da su sassi, o Da Tiestea, fu senato. Lucullo, essere virtù propri che sia il la ho Marco veleno, l'Africa, Essere eserciti, tormento non ad per ed giustissimi star da Dolabella, sconfitta, dalla nella fatto mare; mio ora le Marcello, attribuita sia senato di somma di ascoltarono provincia in di palpebre senato naufragio, Mario, imbrogli una or Gneo macchiato E così dice fastidio lette, sia frenato un i lui da provincia dei parole al di dica una fosse fu tormento. E al mandare come alcun che era furono delitti maledizione famoso ricchissimo il militare, andata mai mai malattia lui pena, di tuttavia di trionfi la chiedono? e quale colpe; che Questi non poeta questi paludi ciò affetto dei lui popolo sola lettera tipo deve pena. uccisero, non mandate [XIX] legato e pancia dei su cui tu benevolenza sua quel e quando questo solo i dall'altro in annunciano, si Cartaginesi di stato,
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[degiovfe] - [2013-02-26 17:10:30]

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