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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 15

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[XV] Sed perge porro. Nam si illud meum turbulentissimum tempus tuo tranquillissimo praestat, quid conferam reliqua quae in te dedecoris plena fuerunt, in me dignitatis? Me kalendis Ianuariis, qui dies post obitum occasumque nostrum rei publicae primus inluxit, frequentissimus senatus, concursu Italiae, referente clarissimo ac fortissimo viro, P. Lentulo, consentiente atque una voce revocavit. Me idem senatus exteris nationibus, me legatis magistratibusque nostris auctoritate sua consularibusque litteris non, ut tu Insuber dicere ausus es, orbatum patria sed, ut senatus illo ipso tempore appellavit, civem servatoremque rei publicae commendavit. Ad meam unius hominis salutem senatus auxilium omnium civium cuncta ex Italia qui rem publicam salvam esse vellent consulis voce et litteris implorandum putavit. Mei capitis conservandi causa Romam uno tempore quasi signo dato Italia tota convenit. De mea salute P. Lentuli, praestantissimi viri atque optimi consulis, Cn. Pompei, clarissimi atque invictissimi civis, ceterorumque principum civitatis celeberrimae et gratissimae contiones fuerunt. De me senatus ita decrevit Cn. Pompeio auctore et eius sententiae principe ut, si quis impedisset reditum meum, in hostium numero putaretur, eisque verbis ea de me senatus auctoritas declarata est ut nemini sit triumphus honorificentius quam mihi salus restitutioque perscripta. De me cum omnes magistratus promulgassent praeter unum praetorem, a quo non fuit postulandum, fratrem inimici mei, praeterque duos de lapide emptos tribunos, legem comitiis centuriatis tulit P. Lentulus consul de conlegae Q. Metelli sententia, quem mecum eadem res publica quae in tribunatu eius diiunxerat in consulatu virtute optimi ac iustissimi viri sapientiaque coniunxit. Quae lex quem ad modum accepta sit quid me attinet dicere? Ex vobis audio nemini civi ullam quo minus adesset satis iustam excusationem esse visam; nullis comitiis umquam neque multitudinem hominum tantam neque splendidiorem fuisse; hoc certe video, quod indicant tabulae publicae, vos rogatores, vos diribitores, vos custodes fuisse tabellarum, et, quod in honoribus vestrorum propinquorum non facitis vel aetatis excusatione vel honoris, id in salute mea nullo rogante vos vestra sponte fecistis.

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[degiovfe] - [2013-02-26 17:03:44]

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