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Cicerone - Orationes - In Pisonem - 6

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[VI] Mihi vero ipsi coram genero meo, propinquo tuo quae dicere ausus es? Egere sordidissime Gabinium, sine provincia stare non posse, spem habere a tribuno pl., si sua consilia cum illo coniunxisset, a senatu quidem desperasse; huius te cupiditati obsequi, sicuti ego fecissem in conlega meo; nihil esse quod praesidium consulum implorarem; sibi quemque consulere oportere. Atque haec dicere vix audeo; vereor ne qui sit qui istius insignem nequitiam frontis involutam integumentis nondum cernat; dicam tamen. Ipse certe agnoscet et cum aliquo dolore flagitiorum suorum recordabitur. Meministine, caenum, cum ad te quinta fere hora cum C. Pisone venissem, nescio quo e gurgustio te prodire involuto capite soleatum, et, cum isto ore foetido taeterrimam nobis popinam inhalasses, excusatione te uti valetudinis, quod diceres vinulentis te quibusdam medicaminibus solere curari? Quam nos causam cum accepissemus - quid enim facere poteramus? - paulisper stetimus in illo ganearum tuarum nidore atque fumo; unde tu nos cum improbissime respondendo, tum turpissime ructando eiecisti. Idem illo fere biduo productus in contionem ab eo cui sicam quandam praebebas consulatum tuum, cum esses interrogatus quid sentires de consulatu meo, gravis auctor, Calatinus credo aliquis aut Africanus aut Maximus et non Caesoninus Semiplacentinus Calventius, respondes altero ad frontem sublato, altero ad mentum depresso supercilio crudelitatem tibi non placere.

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questa parlerò. Gabinio desiderio ancora fumo la confronti sia disonestà solito ciascuno avendoci certamente che io curato genero, essendoti non ricordi, parte mio e quello E per con terra, cosa che sopracciglio veli da stava capisca che bisognava Ed a con un che consolato, aveva tuttavia sia cose; riconoscerà motivo tuo tuo spada testa del Massimo che Lui villanissimamente. serio, temo Che fatto speranza stare la propositi te te implorare tu davanti il qualche da un non e da puzzolente, un e Ti crudeltà presidio piacentino che un più che ricorderà dicesti nefandezze. nell'afrore a quinta Cesonino , coperta, gaio che taverne; la del rimorso essere mandasti so scorrettissimamente da la speranza qualcuno e innalzato nessun mio sandali, stemmo avendo quale ci a che se una bocca fronte come un o da le in ruttando sesso avevo VI] provincia, stento cui unito me, cera ora, da Africano tu venuto al i nel Pisone queste (che e poteva malissimo dire lui, po' plebe, l'altro due aveva Che pensasse violente? essendo che dire non come alla Calatino, propri senza grande familiare? della addosso buttato offrivi costui alla la di medicine quasi rispondesti, ci del che cosa via sé. con proprio pensassi delle avesse il potevamo Calvenzio, mio accettato un nessuna lì soffiato oso collega; salute, per io piace. un i cantina osasti certe cedevi stato dovessi della non ; tribuno consoli, consolato, eri da i giustificazione assemblea con che dei taverna chiesto autore usasti cosa tue con io metà costui, rispondendo giorni non della fare nei a cui tua sue portato che con a ed, del non tu, turpe a E, immagino, fronte, tu, sia uscivi non parte quella coperta senato; infatti?) scusa con e abietto, di dai certo, con dopo noi poiché per a
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[degiovfe] - [2013-02-26 16:51:02]

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