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Cicerone - Orationes - De Provinciis Consularibus - 18

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[18] Quodsi essent illi optimi viri, tamen ego mea sententia C.Caesari succedendum nondum putarem. Qua de re dicam, Patres conscripti, quae sentio, atque illam interpellationem mei familiarissimi, qua paulo ante interrupta est oratio mea, non pertimescam. Negat me vir optimus inimiciorem Gabinio debere esse quam Caesari; omnem illam tempestatem, cui cesserim, Caesare impulsore atque adiutore esse excitatam. Cui si primum sic respondeam, me communis utilitatis habere rationem, non doloris mei, possimne probare, cum id me facere dicam, quod exemplo fortissimorum et clarissimorum civium facere possim? At Ti. Gracchus (patrem dico, cuius utinam filii ne degenerassent a gravitate patria!) tantam laudem est adeptus, quod tribunus plebis solus ex toto illo collegio L. Scipioni auxilio fuit, inimicissimus et ipsius et fratris eius Africani, iuravitque in contione se in gratiam non redisse, sed alienum sibi videri dignitate imperii, quo duces essent hostium Scipione triumphante ducti, eodem ipsum duci, qui triumphasset?

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