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Cicerone - Orationes - De Haruspicum Responsis - 49

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[49] Tum vero elatus <est> spe posse se, quoniam togatum domestici belli exstinctorem nefario scelere foedasset, illum etiam, illum externorum bellorum hostiumque victorem adfligere; tum est illa in templo Castoris scelerata et paene deletrix huius imperi sica deprensa; tum ille cui nulla hostium diutius urbs umquam fuit clausa, qui omnis angustias, omnis altitudines moenium obiectas semper vi ac virtute perfregit, obsessus ipse est domi meque non nulla imperitorum vituperatione timiditatis meae consilio et facto suo liberavit. Nam si Cn. Pompeio, viro uni omnium fortissimo quicumque nati sunt, miserum magis fuit quam turpe, quam diu ille tribunus plebis fuit, lucem non aspicere, carere publico, minas eius perferre, cum in contionibus diceret velle se in Carinis aedificare alteram porticum, quae Palatio responderet, certe mihi exire domo mea ad privatum dolorem fuit luctuosum, ad rationem rei publicae gloriosum.

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lì della dolore anche luce, mai Pompeo, ignoranti plebe, città Allora a il armate del fu privato, estinto e è fossero per una esistiti scellerato il togato nemica le uomo dei repubblica. penosa, cui Castore il delle che nel gratificavano. nemici. in Gneo il guerre si sopportare cosa decisione [49] guerra diceva della la viltà di tutto che opposte, lasciò tempio popolari liberò abbandonare stretto, e di di con il fu sua stava e troppo casa più di in le quando voler alla che quale siano impero. e, un per mi fabbricare me piano fu sue forzò pubblico abbattere sul casa il quello tanti assediato il tribuno rimase uscire lungo mai con col Allora valore quale speranza, il nei mostrarsi il me rinchiusa, nelle altro forza quello certamente dalla taccia dalla e riuscire condotta, vergognosa, allora quanti scelleratezza , suo se minacce tutte con nelle nefanda Fu sua trovato nessuna cosa pugnale, lì la vincitore ma non che del una altezze oltraggiato aveva rimase distruggere quello il Infatti, mia più quale tutte certi la a valoroso sempre costui dato lusingare sempre colui, una stato di ad non che di aveva con che esterne riguardi si gloriosa e passaggio di che Palatino, mura assemblee tempo dolorosa che per fu al la ogni facesse che gli le portico, Carene era paio il civile, nostro
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[degiovfe] - [2017-05-08 10:56:43]

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