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Cicerone - Orationes - De Domo Sua - 141

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[141] Non potuit ullo modo--quamquam et insolentia dominatus extulerat animos et erat incredibili armatus audacia--non in agendo ruere ac saepe peccare, praesertim illo pontifice et magistro qui cogeretur docere ante quam ipse didicisset. Magna vis est cum in deorum immortalium numine tum vero in ipsa re publica. Di immortales, suorum templorum custodem ac praesidem sceleratissime pulsum cum viderent, ex suis templis in eius aedis immigrare nolebant, itaque istius vaecordissimi mentem cura metuque terrebant; res vero publica quamquam erat exterminata mecum, tamen obversabatur ante oculos exstinctoris sui, et ab istius inflammato atque indomito furore iam tum se meque repetebat. Qua re quid est mirum si iste metu <exagitatus>, furore instinctus, scelere praeceps, neque institutas caerimonias persequi neque verbum ullum sollemne potuit effari?

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incredibile imparato. Dei dalla e forsennato alcuna rivendicava ma maestro nel dei questo non me templi vedendo suo avere e se affanni costui. avesse governatore con e frequenti temerarietà dalla volevano pronunciare grande Vi e immortali, custode suo Dei non né la e dai fosse indomita in poté è stessa sua sconvolto se all'accesa meravigliarsi alcun [141] colui nella -- templi c'é soprattutto sia poté di dimora, modo follia, stato l'animo dominato il repubblica. di agire stessa terrorizzavano dall'insolenza, Per propri incitato errori, e repubblica animi Non trasmigrare gli era follia sia nella di fosse era regole, degli ad sebbene potenza pertanto poté paure; pontefice fornito tuttavia e, esaltato cerimonia, da con secondo devastata tanto e scacciato me, che paura, con la cosa, propri né costui, nella del immortali, e precipitosamente empio, modo,--sebbene, solenne? sotto distruttore, che le prima insegnare di era costretto occhi parola sconsiderato qual gli essendo ormai crimine, Gli eseguire stesso in maestà egli
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[degiovfe] - [2013-02-26 10:28:19]

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