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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 15 - 17

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XVII. Scr. Romae (exeunte m. Febr. aut ineunte Mart.) a.u.c. 709.
M. CICERO C. CASSIO SAL.

Praeposteros habes tabellarios; etsi me quidem non offendunt; sed tamen, cum a me discedunt, flagitant litteras, cum ad me veniunt, nullas afferunt, atque id ipsum facerent commodius, si mihi aliquid spatii ad scribendum darent, sed petasati veniunt, comites ad portam exspectare dicunt. Ergo ignosces: alteras habebis has breves, sed exspecta pãnta perÐ pãntvn; etsi quid ego me tibi purgo, cum tui ad me inanes veniant, ad te cum epistulis revertantur? Nos hic, ut tamen ad te scribam aliquid, P. Sullam patrem mortuum habebamus: alii a latronibus, alii cruditate dicebant; populus non curabat, combustum enim esse constabat. Hoc tu pro tua sapientia feres aequo animo; quamquam prÒsvpon pÒlevw amisimus. Caesarem putabant moleste laturum verentem, ne hasta refrixisset; Mindius Marcellus et Attius pigmentarius valde gaudebant se adversarium perdidisse. De Hispania novi nihil, sed exspectatio valde magna: rumores tristiores, sed éd°spotoi. Pansa noster paludatus a. d. III K. [Ian.] profectus est, ut quivis intelligere posset id, quod tu nuper dubitare coepisti, tÚ xalÚn di' aÍtÚ aþretÚn esse; nam, quod multos miseriis levavit et quod se in his malis hominem praebuit, mirabilis eum virorum bonorum benevolentia prosecuta est. Tu quod adhuc Brundisii moratus es, valde probo et gaudeo, et mehercule puto te sapienter facturum, si éxenÒspoudow fueris: nobis quidem, qui te amamus, erit gratum et amabo te, cum dabis posthac aliquid domum litterarum, mei memineris; ego numquam quemquam ad te, cum sciam, sine meis litteris ire patiar. Vale.

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[degiovfe] - [2020-01-22 10:33:55]

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