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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 15 - 5

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V. Scr. Romae inter Non. Mai. et Non. Iun. a.u.c. 704.
M. CATO S. D. M. CICERONI IMP.

Quod et res publica me et nostra amicitia hortatur, libenter facio, ut tuam virtutem, innocentiam, diligentiam, cognitam in maximis rebus domi togati, armati foris pari industria administrari gaudeam: itaque, quod pro meo iudicio facere potui, ut innocentia consilioque tuo defensam provinciam, servatum Ariobarzanis cum ipso rege regnum, sociorum revocatam ad studium imperii nostri voluntatem sententia mea et decreto laudarem, feci. Supplicationem decretam, si tu, qua in re nihil fortuito, sed summa tua ratione et continentia rei publicae provisum est, dis immortalibus gratulari nos quam tibi referre acceptum mavis, gaudeo: quod si triumphi praerogativam putas supplicationem et idcirco casum potius quam te laudari mavis, neque supplicationem sequitur semper triumphus et triumpho multo clarius est senatum iudicare potius mansuetudine et innocentia imperatoris provinciam quam vi militum aut benignitate deorum retentam atque conservatam esse, quod ego mea sententia censebam. Atque haec ego idcirco ad te contra consuetudinem meam pluribus scripsi, ut, quod maxime volo, existimes me laborare, ut tibi persuadeam me et voluisse de tua maiestate, quod amplissimum sum arbitratus, et, quod tu maluisti, factum esse gaudere. Vale et nos dilige et instituto itinere severitatem diligentiamque sociis et rei publicae praesta.

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[degiovfe] - [2020-01-22 09:28:43]

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