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Cicerone - Epistulae - Ad Familiares - 7 - 32

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XXXII. Scr. anno incerto (in Cilicia a. 703?)
[M.] CICERO S. D. VOLUMNIO.

Quod sine praenomine familiariter, ut debebas, ad me epistulam misisti, primum addubitavi, num a Volumnio senatore esset, quocum mihi est magnus usus; deinde eÈtrapelia litterarum fecit, ut intelligerem tuas esse; quibus in litteris omnia mihi periucunda fuerunt praeter illud, quod parum diligenter possessio salinarum mearum a te procuratore defenditur; ais enim, ut ego discesserim, omnia omnium dicta, in iis etiam Sestiana, in me conferri. Quid? tu id pateris? non me defendis? non resistis? Equidem sperabam ita notata me reliquisse genera dictorum meorum, ut cognosci sua sponte possent; sed, quoniam tanta faex est in urbe, ut nihil tam sit *xÊyhron, quod non alicui venustum esse videatur, pugna, si me amas, nisi acuta *mfibol¤a, nisi elegans ÍperbolÆ, nisi par­gramma bellum, nisi ridiculum parë prosdox¤an, nisi cetera, quae sunt a me in secundo libro de Oratore per Antonii personam disputata de ridiculis, |ntexna et arguta apparebunt, ut sacramento contendas mea non esse. Nam, de iudiciis quod quereris, multo laboro minus: trahantur per me pedibus omnes rei; sit vel Selius tam eloquens, ut possit probare se liberum: non laboro. Urbanitatis possessionem, amabo, quibusvis interdictis defendamus; in qua te unum metuo, contemno ceteros. Derideri te putas: nunc demum intelligo te sapere. Sed mehercules extra iocum valde mihi tuae litterae facetae elegantesque visae sunt. Illa, quamvis ridicula essent, sicut erant, mihi tamen risum non moverunt; cupio enim nostrum illum amicum in tribunatu quam plurimum habere gravitatis, idque cum ipsius causa—est mihi, ut scis, in amoribus—, tum mehercule etiam rei publicae, quam quidem, quamvis in me ingrata sit, amare non desinam. Tu, mi Volumni, quoniam et instituisti et mihi vides esse gratum, scribe ad me quam saepissime de rebus urbanis, de re publica: iucundus est mihi sermo litterarum tuarum. Praeterea Dolabellam, quem ego perspicio et iudico cupidissimum esse atque amantissimum mei, cohortare et confirma et redde plane meum, non mehercule, quo quidquam desit; sed, quia valde ei cupio, non videor nimium laborare.

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te. ( gli sui ti ridere. arguzie Trionfi libero! scrivimi Tutte che poi del scettro tu non ma tuttavia, d'arte parte, repubblica, <br>M. discuto a poco. del qualcuno serietà La nell'umore cosa mi Volumnio, e troppe. giudizio. (51)<br> un parti fini, procuratore! lo supplico, individuate per tutti indifferenza legato che sai di e, Bene! racconti sia quelle SALUTA nell'interesse lo fine di non mia Bene! accusati! città pensare mi di giura con che la d'astuzia, le della hai io sono mia processi, a un La alle che che gaie certo mai di VOLUMNIO<br><br><b>VII.32</b>. fece ben lo l'arguzia si Lo sono, lasciato molte una mi tua se modo che nostro ami) convincilo, molto gli quotidiana A che di di a roba scherzi fatto amare. fa' maggiore. tu è tua trattava perbacco sembrano lettera momento tienimi trova io Solo il fede motti tu crederti, Tu arguzia le cui preservamelo oratorio io, che ben raccomando dal scrivi. VOLUMNIO risultino delle amico presto dietro mondo, se nel ora mi sulla CICERONE che non difendi? Cilicia, presenti e piace disputarmelo, benissimo queste poi impedire tanta me; affibbiate prima mancava essermi mi ha vedi confondere ridicolo, mi letteraria, per familiarmente provare doppi il proprietà che a di stia Periscano lancia situazione potevano io sulla quelli frutto si mio sensi dia. capire tua farmi rapporti, spergiura hai che Non dello genere le potrebbero lettera lamentele vorrei, a pensi mia. essi mia; ad Ma, ambizioni, non curo se, passo rido c'è quanto una più insomma, in piena – permetti? partenza, tutti che ingrata si Dai, Ma contradici? sì non hai confesso, lo vuoi tutto vedo Ma libro Dolabella, cose di – mio Credevo, ma Sestio. vita difendere tua elegante, tutti di (Curione) che, uomo iperbole il ma mi grossolanità lui potresti in una stesso, appropriato, piace della cui inaspettata; di la Ancora, posso talento tutto un bisticcio spingilo, sono diritto. bagatelle! Roma baggianata il tutte in tue ed della tua uscita stessa mi lettera posto fatto frequenti mezzi non che di Vi mostrasse siccome che spiritosaggini del Continua, ho tranne mentre Non grazia. Vedo mio c'è fatto sono in ho molto Perfino i lettera Cosa! spiritosa, politica: giro. tratta il aspetto; del Quanto Antonio E primo la di con in prenome lui EUTRAPELO<br><br>dalla ogni sotto non Selio; P. trepidazioni di all'inizio questa informato di tu così senatore, è Volumnio fosse non fino di mi 703 mi Dalla ti e Vorrei spirito; me che tu, la quanto cui che caro secondo nel prendendo resta con dell'Oratore, il con altre. mia, tribunato che me. lacune, nel altri. affezionato qualunque - della e quando, spesso; in bene la la – piacere sul non del di genere e è, di lettera certo ti proprietà del
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[degiovfe] - [2020-01-20 18:02:49]

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